sabato 24 febbraio 2018

Il castello di domenica 25 febbraio



NALLES (BZ) – Castel del Cigno (o Schwanburg)

Il castello è ospitato nella "Casa nella stretta" (ted. Haus in der Graul). L'edificio fu ristrutturato nel XVI secolo, dandogli uno stile tipico dell'Oltradige. Le prime notizie di un certo rilievo su Castel Schwanburg risalgono al 1286, quando viene citato in un documento della parrocchia di Bolzano con l'appellativo di “Haus in der gaul”, cioè “casa nella stretta”. Dal XIV secolo l'edificio divenne proprietà del casato Boymont-Payersberg e, fra il 1560 ed il 1575, grazie all'opera di Jakob Von Payersberg, fu assogettato a lavori che gli resero l'attuale aspetto. “Schwan” in tedesco significa “cigno”, infatti i Von Payersberg su stemma e scudi di casato riportavano sempre un cigno bianco su fondo blu, accanto all'immagine del toro nero. Questi due animali rappresentano ancor oggi anche lo stemma ufficiale del Comune di Nalles in cui sorge il castello. Infine i Signori von Boymundt-Payersberg cedettero il castello ai Conti von Trapp. Castel Schwanburg è un agglomerato di vari edifici singoli, ciascuno munito di scale e logge che danno su un unico cortile interno. Entrando nel castello si scorge lo stemma della casata Boymont-Payersberg risalente all'anno 1560. All'interno del cortile è perfettamente conservato l'orologio solare del 1563 mentre due tavole di età romana, rinvenute nei pressi della costruzione, sono avvolte dal fogliame. Al giorno d’oggi il castello Castel del Cigno accoglie tra le sue mura la più antica cantina privata di tutto l'Alto Adige ed è abitato dai discendenti di Rudolf Carli. Nella cantina, accanto a centinaia di barriques francesi, ovvero botti realizzate in rovere, vi sono numerose botti in legno a forma ovale risalenti al tempo di Maria Teresa d'Austria. L’azienda agricola, che comprende ben 15 ettari di vigneti. è famosa per la produzione di due etichette di Cabernet Sauvignon e inoltre anche per una pregiata riserva di Pinot Nero e un Sauvignon. Il vino viene venduto con il nome “Castel Schwanburg”. In alcune giornate vengono organizzate delle visite guidate, dove viene anche mostrato il lavoro nei vigneti e la produzione del vino. Ogni anno presso il castello si tiene il luogo di partenza per una gara motociclistica con moto d'epoca: la Noise Sonderheft. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=ya60k2PMQVE (video di Stephan Reichegger)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_del_Cigno, scheda di Stefano Favero su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/nalles.htm, https://www.weinstrasse.com/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-schwanburg/, https://www.meranerland.org/it/cultura-e-territorio/castelli-di-merano/castel-schwanburg/

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.it/it/trentino-alto-adige/bolzano, la seconda è presa da https://www.meranerland.org/it/cultura-e-territorio/castelli-di-merano/castel-schwanburg/

Il castello di sabato 24 febbraio


MONTE SAN VITO (AN) – Palazzo Malatesta

Il primo documento scritto in cui si menziona Monte San Vito è del 1053. Successivamente si ha una citazione nel 1155, dai quali si deduce la formazione in un unico insediamento anteriore al X secolo. Nel 1177 Federico I il Barbarossa lo sottrasse dalla giurisdizione del marchese anconetano per porlo sotto suo diretto dominio, dandogli nel contempo in concessione un territorio comprendente i castelli di Morro, Alberello, Orgiolo e Morruco, sei ville (tra le quali quelle di San Marcello e di Antico) e il territorio che si estendeva fino al mare, includendo la Selva di Castagnola, ad eccezione dell'Abbazia cistercense. Alla morte dell'imperatore, andò sotto la giurisdizione della Diocesi di Senigallia, e poi, in seguito ad accordi, venne ceduto nel 1213 alla vicina e potente città di Jesi, generando aspre contese con la città di Ancona. Nel XV secolo il castello fu occupato dai Malatesta, che lo consolidarono, costruendo una rocca che è attualmente parte del Palazzo del Municipio. Ancona, si rivolse direttamente al papa Martino V, ma solo con il successore Eugenio IV (7 febbraio 1432) poté ottenere la sovranità su Monte San Vito. Le diatribe fra Ancona e Jesi terminarono solo quando papa Leone X De' Medici assegnò definitivamente il castello alla città dorica. Monte San Vito divenne quindi uno dei castelli di Ancona. I seguenti due secoli, sotto il governo pontificio, furono caratterizzati da una costante crescita dovuta allo sviluppo agricolo, che consentì al paese una certa ricchezza economica, testimoniata da un documento di papa Pio VII del 1803, da cui risulta che il patrimonio comunale era pari alla considerevole cifra di 100.667 scudi romani. Nel 1822 Eugenio Beauharnais (figliastro di Napoleone Bonaparte, ora Duca di Leuchtemberg e genero del Re di Baviera) vendette alla sorella Ortensia 30 terreni ed un palazzo ubicati a Monte S. Vito, facenti parte dei beni da lui ricevuti come "Appannaggio" quando era Viceré d'Italia. I beni erano stati requisiti alla Collegiata ed ai Conventuali di Monte San Vito e all'Abbazia Cistercense di Chiaravalle. Negli anni successivi Ortensia Beauharnais soggiornò frequentemente a Monte San Vito insieme ai suoi due figli, uno dei quali sarà il futuro Imperatore Napoleone III. Damiano Armandi, precettore dei due ragazzi ed amministratore dei beni di Ortensia, sarà ad Ancona uno dei protagonisti dei moti rivoluzionari 1931 contro lo Stato Pontificio. Il primo documento illustrato del castello di Monte San Vito è un disegno della fine del XV secolo che rappresenta una fortificazione composta da vari elementi, secondo alcuni studiosi il palazzo comunale fu costruito nei primi anni del 1400, sotto il dominio dei Malatesta, dove preesisteva un cassero o una fortezza. La porta era strategicamente posizionata verso est nel punto più difendibile del nucleo urbano, e per tutto il XVI sec. fu l'unico accesso al castello. Il mastio sembrerebbe coincidere con l'attuale torre dell'orologio posta sopra la porta del castello, l'orditura a pettine dei vicoli prende l'avvio dall'orginaria struttura delle mura difensive. Alla fine del '400 la sommità della cinta muraria era percorribile attraverso un cammino di ronda, mentre un fossato cingeva il castello. Il documento iconografico più interessante che ci aiuta a ricostruire la fisionomia del castello è un dipinto della metà del 1500 in cui è raffigurato San Vito che tiene in mano il castello stesso. L'aspetto generale è ancora medievale, ma si differenzia per i lavori di ampliamento del palazzo comunale con un corpo di fabbrica con tre livelli più il sottotetto, i piani corrispondo a quelli attuali. All'inizio del 1600 il palazzo subì diversi lavori di ristrutturazione e modifiche compresa la costruzione di una nuova facciata e la costruzione di una nuova torre campanaria che andarono ad inglobare le strutture medievali compresa la porta del castello. Il grande fornice al centro della facciata, privato dell'infisso e del ponte levatoio è ciò che rimane della porta d'accesso al castello medioevale Le notizie rintracciate dagli storici circa l'uso dei locali pubblici ci indicano una vita castellana condizionata da ambienti ristretti, chiusi, spesso malsani con un utilizzo delle stanze promiscuo e confuso. A metà del XVIII secolo il Consiglio decise di fare nuove stanze sopra il palazzo e fece ricostruire le scale in pietra, contemporaneamente proseguirono i lavori della nuova fabbrica in direzione est, annessa alla vecchia. Tra le varie modifiche subite dal castello quella più importante avvenne nel XVIII secolo quando una parte delle mura fu sostituita dalla collegiata di San Pietro e ne fu interrato il fossato. Palazzo Malatesta, con la sovrastante Torre civica, come già scritto, oggi è sede del Comune. Nella sala consiliare, recentemente restaurata, si conservano sette tele di prospettive architettoniche, anch'esse restaurate, attribuite a Lorenzo Daretti. Lorenzo Daretti, pittore ed architetto attivo nella seconda metà del XVIII secolo, probabilmente di nascita anconetana, si formò alla scuola bolognese del Bibbiena, presso la quale apprese l'arte della rappresentazione prospettica. Le opere mettono in rilievo il carattere familiare della bottega dei Daretti, mostrando in almeno due di essere, la presenza di più mani, che determinano, seppure nella unitarietà della concezione dell'apparato decorativo, una non omogeneità nei risultati pittorici. Le tele si fanno apprezzare per una solida costruzione generale, per la ricchezza dei dettagli architettonici e per una grande accuratezza nell'esecuzione. Oltre alle sette tele attribuite a Lorenzo Daretti, il Palazzo Comunale ospita anche dodici tempere nelle lunette del soffitto della Sala adiacente a quella consiliare: sono opere di Carlo Boria, pittore di Chiaravalle, e realizzate negli anni Ottanta; rappresentano i momenti salienti di vita e di storia locale del Novecento.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_San_Vito_(Italia), http://www.montesanvito.pannet.it/Engine/RAServePG.php/P/257910020300/M/250910020300, http://www.comune.montesanvito.an.it/informative/palazzo%20malatesta/index.htm, http://www.italialuoghisconosciuti.info/Luoghi-sconosciuti-in-Italia/il-castello-di-monte-san-vito

Foto: la prima è presa da http://www.italialuoghisconosciuti.info/Luoghi-sconosciuti-in-Italia/il-castello-di-monte-san-vito, la seconda è di Stazio Vinicio su http://mapio.net/pic/p-82116536/

venerdì 23 febbraio 2018

Il castello di venerdì 23 febbraio



GREMIASCO (AL) - Castello Malaspina

Al tempo delle invasioni barbariche dei Longobardi, Gremiasco era un caposaldo del corno destro della linea di sbarramento a difesa della Liguria. Testimoni delle antiche vestigia romane sono le mura ancora visibili presso il castello vecchio. Nel Medio-Evo appaiono i primi documenti ufficiali che citano Gremiasco. La famiglia di origini viscontee che aveva avuto Gremiasco in feudo dal Vescovo di Tortona vi si rifugiò in seguito all'assedio ed al saccheggio di Tortona da parte di Federico Barbarossa (1155). Il borgo offrì loro protezione nel Castello costruito alla confluenza del Torrente Curone e del Torrente Dorbida (poi divenuto residenza dei parroci). Il Barbarossa, in seguito alla conquista di Tortona, ne pretese la consegna. Il Vescovo di Tortona si recò dal Papa per tutelare i possessi della chiesa tortonese e ne ottenne una Bolla di conferma nel 1157: è il primo documento che riporta Gremiasco. Il nome del paese ricompare nel testo di conciliazione che l'Imperatore Federico Barbarossa firmò con i Tortonesi nel 1177 in seguito alla Battaglia di Legnano in cui l'Imperatore fu sconfitto dalla Lega Lombarda cui Tortona aveva aderito, restituendo loro i castelli perduti. Il terzo documento ufficiale in cui ricorre il nome di Gremiasco risale al 1220. All'epoca il paese, dotato di un castello fortificato e di una torre di guardia (eretta in stile romanico), era un feudo del Comune e del Vescovo di Tortona, città che pur facente parte del Sacro Romano Impero godeva, come altri Comuni, di una certa autonomia. L'Imperatore Federico II pretese l'appoggio della città in caso di guerra coi Milanesi, ma questo fu negato. Allo scoppio della guerra, per mantenere Tortona dalla sua parte, Federico II riconfermò i privilegi concessi dal nonno Federico I. Con un atto del 1358 la famiglia dei Gremiasco che reggeva il feudo lo cedette ai Marchesi Malaspina. Questi vi costruirono un secondo Castello, dotato di una robusta torre che ospitò le carceri, da adibire a Palazzo di Giustizia, a Residenza del Principe, oppure a sede del Commissario e della sua Curia. Nel 1495 i Malaspina vendettero i loro possedimenti gremiaschesi ai genovesi Fieschi, nella persona di Gian Luigi II Fieschi detto il Grande. I suoi discendenti, in seguito al fallimento della congiura contro i Doria ordita e capeggiata da Gian Luigi III nel 1547, dovettero rifugiarsi in Francia: processati in contumacia, la sentenza decretò il passaggio dei loro possedimenti al Fisco Imperiale, e successivamente ai Doria (l'investitura imperiale avvenne nel 1565). Nel XVII secolo Gremiasco si trovava sulla celebre Via dei Feudi Imperiali, detta anche Strada del Sale. Su questa transitavano derrate e cereali provenienti dalla Pianura Padana e destinate alla Liguria. Il borgo aveva la fortuna di trovarsi a metà strada tra i due grandi capoluoghi, Genova e Milano, e anche piuttosto vicino a Piacenza. Era quindi una zona importante dal punto di vista economico e strategico che per questo motivo faceva gola a molti. I Doria, con l'appoggio del Sacro Romano Imperatore, ebbero a scontrarsi con gli eredi Fieschi che trovavano appoggio nella Francia del Re Sole Luigi XIV. Vennero in seguito riconosciuti i diritti dei Doria su questi possedimenti, diritti che mantennero a lungo, fino alla soppressione dei feudi. Nel corso degli anni parecchi dei loro beni, tra cui il Castello, furono venduti a privati. Il Trattato di Vienna del 1738 sancì la cessione alla Casa di Savoia della Provincia Tortonese "come posseduta da S.M. Imperiale". I Doria intendevano mantenere il possesso della zona di Gremiasco e di altri comuni della zona, rifacendosi al contratto di affrancamento del 1692, ancora valido. La guerra vide le truppe piemontesi in paese, praticamente ignorate dalla popolazione gremiaschese che le considerava del tutto estranee. La pace, come spesso avveniva al tempo, si compì con le nozze tra Andrea IV Doria e la Principessa Leopoldina di Savoia-Carignano nel 1767: Gremiasco divenne piemontese ed i Doria rimasero i padroni del feudo. Nel 1796, con il Trattato di Cherasco, Napoleone Bonaparte si fece assegnare tutto il territorio piemontese ed abolì il sistema feudale. Il Principe Andrea IV Doria lasciò quindi Gremiasco: al suo posto s'insediò un Commissario che aveva comunque il compito di incassare i tributi dovuti al Principe. Gremiasco presentò richiesta di affrancamento alla Municipalità di Tortona: in questo documento del 1799 compare per la prima volte l'appellativo di Sindaco. Sotto Napoleone terminò il periodo di fiorente commercio che avveniva sulla Via dei Feudi Imperiali: fu un momento triste perché l'agricoltura di Gremiasco, mai redditizia, in quel frangente addirittura non bastava a soddisfare il bisogno della popolazione; a questo si aggiunse un generale decadimento di strade e strutture. Alla caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna (1815) riassegnò il Piemonte ai Savoia, così Gremiasco e la Val Curone tornarono sotto il dominio sabaudo. Con atto ufficiale in data 18 Gennaio 1816, Gremiasco divenne un Comune con un Sindaco. Il paese conserva diverse ed interessanti testimonianze delle sue antiche opere di fortificazione: l'avanzo di una torre quadrata, in pietra da taglio, situata in posizione elevata con evidenti funzioni di osservazione, cui era originariamente affiancata l'abside semi-circolare di un piccolo edificio religioso, poi parzialmente atterrato per far posto alla canonica dell'attuale parrocchiale. Essa misura 4 m. per lato ed un tempo si elevava ad una altezza di 14 m.: attribuita al secolo XI, rappresenta un bell'esempio di torre romanica. Tra la fine del '600 e l'inizio del '700 fu innalzata fino a 36 m. per essere adibita a torre campanaria. Originariamente in paese esistevano due castelli, appartenenti alla famiglia dei Marchesi Malaspina. Dei due, uno, costruito nel XII secolo dai nobili Gremiasco con la funzione di palazzo gentilizio, venne poi adibito a canonica. L’altro, voluto ed iniziato dagli stessi Malaspina al tempo della loro floridezza, fu dagli stessi riadattato. In seguito, sotto la dominazione dei Doria, subì modifiche ed aggiunte che lo portarono allo stato attuale. La nobile famiglia genovese volle trasformarlo prima in Palazzo di Giustizia, poi in residenza occasionale del Principe, nonché in sede ordinaria del Commissario e della sua Curia. Il Castello dei Malaspina ha pianta quadrata, è costruito in pietra non squadrata, con una grande scarpatura a fare da base, ed aveva una merlatura ghibellina. Al pianterreno vi era un vasto salone con grandi finestre in stile gotico ed un ampio camino con cappa e rilievi. Dagli anelli infissi al soffitto della sala è possibile dedurre che si tratti del luogo dove in epoca medievale si amministrava la giustizia. Per mezzo di un loggiato si accedeva alle prigioni confinate nella Torre, in cui la luce filtrava attraverso anguste finestre munite di doppia inferriata. Un’ala del vetusto fabbricato venne abbattuta negli anni 1930 per la costruzione dell’Asilo Infantile, voluto da un benefattore, il Cavaliere Bonfiglio Dusio. Agli inizi dell'Ottocento era adibito ad osteria. Oggi è un’abitazione privata. Altro link suggerito: http://ontheroadinitaly.myblog.it/2016/05/27/gita-i-sentieri-della-val-curone-vacanza-presso-agriturismo-gremiasco/

Fonti: http://www.comune.gremiasco.al.it/section.php?page=a8, http://www.comune.gremiasco.al.it/section.php?page=a11, http://www.terredelgiarolo.it/index.php?page=a1_s1_f16

Foto: la prima è di Davide Papalini su https://it.wikipedia.org/wiki/Gremiasco#/media/File:Gremiasco-castello_Malaspina-complesso.jpg, la seconda è presa da http://www.lonelyplanetitalia.it/diari/gita-tra-i-sentieri-della-val-curone-in-vacanza-presso-un-agriturismo-a-gremiasco

giovedì 22 febbraio 2018

Il castello di giovedì 22 febbraio





FICULLE (TR) - Rocche e cinta muraria

Durante il Medioevo il Castrum Ficullensis fu fortificato e, nei lunghi anni delle lotte feudali, subì frequenti saccheggi e devastazioni, rimanendo pur sempre il più importante castello del Comune orvietano. Da queste distruzioni si salvarono comunque le due rocche e le antiche mura, che conferiscono tutt'oggi al paese la struttura tipica del borgo medioevale. La rocca situata a sud del paese, posta a difesa della Porta del Sole (che guarda la stupenda vallata che tra boschi, calanchi e prati fioriti si spinge fino alle pendici dell'Amiata) è stata recentemente ristrutturata ed è visitabile, durante la stagione estiva, nei giorni di sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.30. L'altra rocca, a pianta semicircolare, vigila verso nord e via delle Mura, un balcone naturale che spazia sulla vallata del Chiani. L'Alto Medioevo ha portato inoltre alla costruzione dell'abbadia camaldolese di S. Nicola al Monte Orvietano, che ha ospitato il giurista monaco Graziano (giurista), il più illustre figlio del territorio ficullese, famoso per il suo Decretum Gratiani e per la sua attività di insegnamento all'Università di Bologna. Nel 1416 Ficulle, come territorio di Orvieto, passò sotto il dominio dello Stato della Chiesa: in questo periodo furono riparate le mura, le Rocche e la zona di Castelmaggiore e le chiese vennero arricchite con affreschi di scuola umbra. Nei primi decenni del 1500 iniziò ad acquisire una fisionomia più autonoma e un maggior peso nel circondario, tanto da ampliarsi con la nascita di due nuovi borghi e l'ingrandimento del centro storico. Nel 1610 si assistette alla consacrazione della chiesa parrocchiale collegiata di S. Maria Nuova, all'interno del paese. Fu anche il periodo della nascita di una particolare devozione popolare per la Madonna della Maestà, il cui nome deriva dal modo in cui la Madonna è rappresentata: seduta con il bambino in braccio su un trono di nubi, tra angeli e santi. La storia più recente vede Ficulle come centro importante dell'Alto Orvietano, diventato capoluogo di mandamento con proprio distretto militare, pretura e carcere. Il borgo medioevale è tutto un monumento con le antiche mura, le due rocche a difesa del paese e il centro più antico di Castel Maggiore (nucleo originario dell'antico castello, che rappresenta il luogo medioevale per eccellenza. Vi si giunge passando per un dedalo di scalette e viuzze, che talvolta si allargano a formare angoli pittoreschi e piccoli slarghi). Ficulle, intorno alla fine del XIII secolo risulta un castello ben formato con supremazia militare ed amministrativa su tutto il territorio limitrofo. La cinta difensiva del castello era costituita da una cerchia muraria, tuttora ben evidente nella parte orientale (SottofossiVecchio), lungo la quale sembra fossero dislocate diverse torri di avvistamento e difesa. Di esse, sono sopravvissute solo due rocche che presidiavano le porte d’ingresso del paese. Quella posta a sud è per eccellenza la Rocca di Ficulle, un elemento di grande impatto architettonico, che nel tempo è assurta ad emblema del paese. Altri link consigliati: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-ficulle-ficulle-tr/, https://www.youtube.com/watch?v=Fo9hv9NmWI8 (video di Il Sentiero Degli Elfi), https://www.youtube.com/watch?v=AVq5hRia1Hc (video di Claudio Mortini)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ficulle, http://www.comune.ficulle.tr.it/it/evidenze_monumentali.html

Foto: la prima è presa da http://www.comune.ficulle.tr.it/it/galleria_fotografica.html, la seconda è presa da http://www.tegolaia.com/index.php/it/news-eventi-it/127-rinnovare-con-betonella-il-borgo-di-ficulle

mercoledì 21 febbraio 2018

Il castello di mercoledì 21 febbraio





SANTERAMO IN COLLE (BA) - Palazzo marchesale Caracciolo-Carafa

Sono due le principali famiglie nobili sotto le quali è stato dominato il feudo di Santeramo nel corso dei secoli. Nel 1468 i Tolomei (discendenti di Buccio dei Tolomei ) cedettero il feudo alla famiglia Carafa, che lo resse fino al 1618. A seguito della morte di Porzia Carafa, il feudo passò nelle mani dei Caracciolo fino al 1806, anno in cui fu emanata la legge che abolì definitivamente la feudalità. Il Palazzo Marchesale fu edificato nel 1576 dal marchese Ottavio Carafa, così come testimonia l’iscrizione in latino presente in una fascia orizzontale lungo la parte centrale della facciata dell’edificio e chiusa da due apici rappresentati a forma di tralci d’uva (“Octavius Carafa Machio S. Easmi A Fundamentis erexit 1576”) su Piazza Garibaldi. Il Castello, addossato alle vecchie mura, era munito di fossato di protezione e complessivamente conserva l’originaria struttura caratterizzata dal tipico bugnato cinquecentesco. La costruzione del castello richiamò altra gente e fu necessario costruire altre case ed altre chiese: adiacente alla casa Marchesale fu costruita la casa dei De Luca in via Sant’Antonio, la chiesa del Purgatorio, e altre. Queste aggiungendosi alle case che verso sud costituirono il nuovo Borgo, dettero alla contrada il nome di “Casalinovo” e successivamente ‘’Casalnovo‘’. Vi fu così un nuovo slancio allo sviluppo urbanistico del centro abitato, che si estese anche verso il Borgo della Lama (alle spalle dell’odierna Chiesa di S. Erasmo). Quest’ultima venne ingrandita a partire dagli inizi del ‘700 per diventare la Chiesa Madre. L’urbanizzazione continuò a svilupparsi a macchia d’ olio anche verso sud-est, attorno alla chiesa di Santa Maria della Lama, dove si estese notevolmente il paese, ma ancora più verso sud la zona si arricchì di abitazioni, perché parte dei suoli vennero donati da Ottavio Carafa alle ragazze povere. Sulla facciata del Palazzo che domina largo Piazzola si distingue il grande portale a bugne alterne-piatte e a punte di diamante. Sul retro dell’edificio, si apre lo splendido cortile “Cavallerizza”, così anticamente denominato dalla famiglia Caracciolo in quanto adibito al passaggio e ristoro dei cavalli. I due leoni rampanti con bande trasversali sono lo stemma dei Marchesi Caracciolo che entrarono in possesso del palazzo in via ereditaria. ll palazzo conservò il suo aspetto di imponente abitazione marchesale fino al 1826, quando furono aperte le cinque botteghe che tuttora si trovano al pian terreno dell'edificio. Lo stabile è di pianta quadrangolare, con una superficie totale di circa mille metri quadrati, distribuiti su quattro livelli che conferiscono all'edificio un aspetto maestoso e allo stesso tempo lineare. Attualmente il palazzo è di proprietà del Comune ed è una prestigiosa location divenuta sede di concerti, incontri e rappresentazioni artistiche di ogni genere. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=na9WrXOudMk (video di DOT Studio)

Fonti: https://iltaccodibacco.it/puglia/guida/6633/, http://www.baritoday.it/eventi/location/palazzo-marchesale/, http://murgiapride.com/2015/i-palazzi-storici-santeramo-in-colle/, https://www.viaggiareinpuglia.it/at/4/castellotorre/1428/it/Palazzo-Marchesale-Santeramo-in-Colle-(Bari), http://www.mrfogg.com/it/arte/citta/Santeramo+in+Colle/445.html, http://santeramo.altervista.org/famiglia-carafa/

Foto: la prima è presa da http://murgiapride.com/2015/i-palazzi-storici-santeramo-in-colle/, la seconda è una cartolina della mia collezione

martedì 20 febbraio 2018

Il castello di martedì 20 febbraio



VICOPISANO (PI) - Torre degli Upezzinghi in frazione Caprona

La località è ricordata a partire dal 1024. Il castello di Caprona subì una sortita ad opera della lega guelfa di Toscana, formato soprattutto da Lucchesi e Fiorentini il 16 agosto del 1289 che assalì e le truppe ghibelline del comune di Pisa, allora retto da Guido di Montefeltro, che vide i primi vincere dopo un assedio durato otto giorni. Alla battaglia per la presa di Caprona, combattuta il 16 agosto 1289, prese parte anche Dante Alighieri in prima persona arruolato nelle schiere di Nino Visconti: il poeta era uno dei quattrocento cavalieri e 2000 pedoni della milizia fiorentina che posero l’assedio alla piazzaforte pisana. L’Alighieri cita la circostanza nel XXI canto dell’inferno della Divina Commedia vv. 94-96 e si compiace ripensando ai ghibellini sconfitti, usciti dal castello tra le schiere dei vincitori:
" Per ch’io mi mossi e a lui venni ratto;
e i diavoli si fecer tutti avanti,
sì ch’io temetti ch’ei tenesser patto;
così vid’ïo già temer li fanti
ch’uscivan patteggiati di Caprona,
veggendo sé tra nemici cotanti.
(Inferno, XXI, 94-96) "

L’episodio fa riferimento alla paura che i soldati pisani, usciti “patteggiati” cioè dopo aver negoziato la resa, mostravano di fronte alla numerosa schiera di soldati fiorentini. Dante paragona i pisani ai diavoli, che rinunciano ai loro bellicosi propositi, arrendendosi per avere salva la vita. Il suddetto castello era collocato ai piedi dello sperone roccioso su cui sorgeva la torre di avvistamento, che permetteva la comunicazione con le strutture fortificate circostanti, cioè la Rocca della Verruca e le torri di Uliveto, per il controllo della stretta zona di terra posta fra il fiume Arno e la propaggine meridionale del Monte Pisano. Sullo sperone roccioso a monte del paese spicca la "torre degli Upezzinghi", copia ottocentesca della torre dell'antico castello esistente alla metà dell'XI secolo e smantellato da Firenze nel 1433. La torre chiamata, comunemente "Torretta", si trova , in una posizione altamente suggestiva che domina le pendici del monte Pisano. Oggi è in completo stato di abbandono e necessiterebbe di un'opera di messa in sicurezza. L'estrazione di pietra dalle cave capronesi ha progressivamente trasformato il paesaggio della cittadina. Quando lo sperone roccioso era ancora sostanzialmente integro era possibile scorgere intorno alla torretta i resti del forte medievale. Fino agli anni cinquanta, inoltre, a qualche centinaio di metri a ovest dei suddetti ruderi erano visibili le mura di un palazzo la cui costruzione, voluta da Cosimo I, non venne mai portata a termine: l'edificio era popolarmente noto col nome di "Palazzaccio". Oggi la torre versa in condizioni fatiscenti, ma nonostante il degrado, la sua posizione sull’orlo di un precipizio scavato dall’uomo, la rendono una curiosità paesaggistica di forte impatto. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=iDbfpLl_z0g (video di Mauro D'Avico), http://www.montipisani.com/index.php/la-storia-dei-monti-pisani/caprona

Fonti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/torre-degli-upezzinghi-caprona-pi/, https://it.wikipedia.org/wiki/Caprona

Foto: la prima è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/torre-degli-upezzinghi-caprona-pi/, la seconda è presa da https://www.space-drone.it/torre-degli-upezzinghi-caprona-pi/

lunedì 19 febbraio 2018

Il castello di lunedì 19 febbraio



SANTA CROCE DI MAGLIANO (CB) - Torre di Magliano

La prima citazione storica del paese viene riferita in documenti del XIII secolo. Nel 1266 divenne, per donazione, feudo del monastero di Sant'Eustachio in Pantasia e tale restò fino alla prima metà del XVI secolo. Appartenne poi ai Caldora, agli Acciapaccio, ai Ceva Grimaldi, a Rocco Stella di Modugno. Nel XV secolo fu popolata da una minoranza slavo croata proveniente da Costantinopoli, che costruí la chiesa greca, un raro esempio di architettura ortodossa del Molise. Il centro è stato danneggiato dal recente terremoto del Molise del 2002, che in particolare ha lesionato la chiesa di San Giacomo Maggiore, oggi restaurata. La Torre di Magliano si trova in contrada Magliano, in una riserva naturale, ed è distante alcuni chilometri da Santa Croce di Magliano. La Torre si trova in cima ad una piccola altura ed è circondata da una fitta vegetazione che è visibile dalla strada provinciale 148 che collega Santa Croce di Magliano e Rotello. Le sue notizie storiche sono molto vaghe e si ritiene che essa risalga al XIII secolo e che sia stata innalzata per sorvegliare la zona circostante infestata da briganti. La costruzione ha pianta circolare ed è spezzata in due. Durante gli scavi di luglio 2007, diretti dal prof. Carlo Ebanista, docente di Archeologia Medievale all'Università degli Studi del Molise, sono emersi importanti reperti archeologici medioevali e a nord della Torre è emerso un muro lungo oltre 6 metri, e un'altra scoperta significativa è stata il ritrovamento di un altro muro a struttura circolare sul lato sud dalle Torre. Nella seconda fase degli scavi (luglio 2008), il prof. Carlo Ebanista ha comunicato al comune la possibilità di portare alla luce definitivamente il grande edificio signorile riemerso presso la Torre per studiare i reperti rinvenuti dagli scavi precedenti. Nel terzo e ultimo anno consecutivo degli scavi (luglio 2009) della Torre Di Magliano si è cercato di capire l'importanza e di valorizzare il sito archeologico. Altri video suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=Gv45VmLTMkQ (video di Michele Antonio Blanco), http://www.santacroceonline.com/fotografie/album/torre_magliano/index.htm, http://www.francovalente.it/2010/03/28/la-torre-di-magliano-a-dominio-della-piccola-valle-del-tona/ (consigliato per approfondire l'argomento!)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Magliano, https://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Croce_di_Magliano

Foto: la prima è di Franco Valente su http://www.francovalente.it/2010/03/28/la-torre-di-magliano-a-dominio-della-piccola-valle-del-tona/, la seconda è presa da http://foto.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Notizie/Italia/2010/santa-croce-di-magliano/santa-croce-di-magliano_fotogallery.php?id=7