giovedì 19 aprile 2018

Il castello di giovedì 19 aprile




CASTAGNETO CARDUCCI (LI) - Forte di Marina di Castagneto

La costruzione del forte risale alla seconda metà del XVIII secolo. La struttura, ideata dall'ingegnere militare Deodato Raj, aveva, come i gemelli e coevi Forte di Bibbona (https://castelliere.blogspot.it/2014/03/il-castello-di-giovedi-27-marzo.html) e Forte dei Marmi (https://castelliere.blogspot.it/2012/05/il-castello-di-domenica-27-maggio.html), molteplici scopi: oltre a proteggere la costa dagli attacchi dei pirati, essa costituiva un avamposto per la vigilanza sanitaria e la lotta al contrabbando. Inoltre, la sua realizzazione era legata alla riforma del sistema doganale del Granducato di Toscana decretata da Pietro Leopoldo: infatti, il forte aveva la possibilità di vendere e avviare trattative per conto delle fattorie della zona, divenendo così un vero e proprio punto di riferimento per la spedizione di merci via mare. Con l'Unità d'Italia, nel 1862 fu istituita la Guardia di Finanza, che si insediò all'interno del fortilizio fino a quando, il 15 luglio 1977, non abbandonò definitivamente la struttura. Precedentemente, il Forte di Marina di Castagneto era stato affidato anche ai Della Gherardesca e al Comune. A partire dagli anni cinquanta del Novecento, attorno al forte si è sviluppato il moderno insediamento di Marina di Castagneto Carducci, che, durante il periodo estivo, è meta di un notevole afflusso turistico. Il complesso è composto da due corpi di fabbrica adiacenti. Il primo è costituito da un bastione rivolto verso il mare, caratterizzato da pareti inclinate a scarpa e cortina esterna di mattoni a facciavista, mentre il secondo è un fabbricato a pianta quadrata, a tre piani, dove in origine erano situati i locali del corpo di guardia e, al piano terreno, le stalle dei cavalleggeri; infatti, i cavalleggeri avevano il compito di ispezionare la costa muovendosi di avamposto in avamposto. Sopra il tetto principale dell’edificio è presente una torretta con copertura a falde inclinate. Per il monumento, che dal 2005 è in stato di abbandono, si intravede forse un recupero, come è scritto in questo articolo: http://iltirreno.gelocal.it/cecina/cronaca/2016/03/06/news/il-forte-di-marina-al-comune-oltre-2-milioni-per-il-restauro-1.13077219
Altro link suggerito: http://www.alphabeto.it/castagnetocarducci/Frazioni/forte.htm.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Marina_di_Castagneto_Carducci, https://www.borghiditoscana.net/forte-di-castagneto-donoratico/#

Foto: la prima è di Sailko su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Forte_di_castagneto_carducci_03.JPG, la seconda è di Janericloebe su https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Marina_di_Castagneto_Carducci#/media/File:Castagneto_Carducci_Forte_001.JPG

mercoledì 18 aprile 2018

Il castello di mercoledì 18 aprile





PRADLEVES (CN) - Castello e Torre

Pradleves si sviluppa per circa un chilometro ai lati della strada provinciale alla sinistra del torrente Grana. Il toponimo trae la sua origine da" Prato Delexio" (1281), o da "Levesio", a sua volta derivante probabilmente dal nome personale "Laevicus". Nel1281 Pradleves è citato in un documento ufficiale. Sorto probabilmente quale feudo dei marchesi di Saluzzo e a lungo conteso tra questi e il comune di Cuneo, il borgo passò in mano cuneese nel XVI secolo, con l'estinzione della casa saluzzese. Rimane tuttora l'antico Castello dei marchesi di Saluzzo (XIII secolo) trasformato in albergo (a tal proposito rimando al seguente link: http://www.comune.pradleves.cn.it/index.php?module=contents&method=turismo). Il Palazzo del Municipio (1912) si rifà a modelli medioevali e in esso spicca l'alta torre. Altro link suggerito: http://www.ghironda.com/valgrana/pages/986113.htm

Fonte: http://www.ghironda.com/valgrana/comuni/pradl.htm

Foto: la prima, relativa al castello, è di alberto.52 su https://mapio.net/a/62737101/, la seconda (che riprende il palazzo comunale e la sua torre) è di Marco Ferrari su https://mapio.net/a/62737101/

martedì 17 aprile 2018

Il castello di martedì 17 aprile


 
CASTAGNETO CARDUCCI (LI) - Castello di Donoratico

Il castello di Donoratico, ubicato alla sommità di una modesta altura, fu costruito dalla famiglia Della Gherardesca, che nel XII secolo ne fece la propria dimora privilegiata. Tuttavia la struttura ha origini più antiche ed inizialmente, ancor prima del X secolo, era costituita dall'insediamento del monastero di San Colombano, di tipo ligneo di probabile fondazione longobarda e successivamente dipendente dall'XI secolo fra i possedimenti del monastero di San Pietro a Monteverdi. Ancor prima vi era una fortezza etrusca, come si può desumere dai ritrovamenti rinvenuti durante gli scavi. La funzione del maniero era quella di difendere questa parte delle coste dalle incursioni sanguinarie dei saraceni, dei pirati e dei nemici della Repubblica Pisana prima e, nel corso del 1400, Fiorentina poi. La prima cinta muraria in pietra che si estende lungo i margini della sommita del rilievo, di cui rimangono numerosi tratti a sud-ovest e sud-est, risale alla seconda metà dell'XI secolo. La pietra fu usata all'interno del recinto per la costruzione della chiesa castrense dedicata a San Colombano, provvista di un’unica navata e ampliata nel secolo successivo. Nel corso del XII secolo fu costruita una prima torre utilizzata come residenza fortificata dai Della Gherardesca, con solai lignei e copertura a volta in mattoni, in prossimità della chiesa insieme ad una nuova cinta muraria, più alta e più spessa, della quale restano ancora intatti alcuni tratti - sui versanti ovest ed est - e l’originaria porta principale a nord. L'area sommitale fu racchiusa in un secondo anello fortificato dotato di un’unica entrata aperta lungo il tratto sud-ovest. Anche la chiesa fu ampliata e abbellita. Nel secolo successivo fu costruita una nuova torre appoggiata alla preesistente. Fra il XIV e il XV secolo furono effettuati interventi mirati a fortificare le strutture preesistenti, costruendo in alcuni tratti dei muri a scarpa addossati al circuito murario, ma iniziò anche l'abbandono delle prime abitazioni. Il nucleo del castello fu fatto saltare nel 1447 dall'esercito di re Alfonso V d'Aragona durante la sua discesa in Maremma (in realtà quando Alfonso passò dalla via Aurelia la torre era già distrutta. Infatti sappiamo per certo che nel 1433 il colonnello Piccinino di Firenze per vendetta distrusse il grande castello di Donoratico, dividendo la torre a metà per tutta la sua altezza). Sotto i resti della chiesa venne ritrovato l'antico e veneratissimo Crocifisso ligneo quattrocentesco; trasportato a Castagneto Carducci, si vide la fondazione nel 1587 della chiesa del Santissimo Crocifisso. Del castello rimangono solo i resti e la torre, ristrutturata nel 1929. In tale occasione alcune pietre furono rimosse e trasportate a Castagneto Carducci, dove furono impiegate per la costruzione del campanile della propositura di San Lorenzo. Scavi archeologici hanno permesso di rinvenire tracce della pavimentazione in pietra e cotto ed i resti della chiesa. A breve distanza dalla torre sono situati i resti di necropoli e di alcune tombe etrusche. Ancora oggi la torre, l'elemento di maggior impatto del castello, si eleva per tutta la sua primitiva altezza con totalmente intatto il lato perimetrale sud e parte di quelli est e ovest. Sul lato est di essa si trova un'altra struttura i cui lati e aperture sono ancora ben leggibili. I due edifici rappresentano uno dei più importanti esempi di architettura medievale in questo territorio e costituivano la residenza signorile. Del borgo, distribuito concentricamente lungo i sottostanti terrazzamenti, sono identificabili tra la vegetazione e malgrado gli imponenti crolli, resti appartenenti agli edifici che lo costituivano. Durante i recenti scavi sono tornate alla luce pavimentazioni in cotto e pietra, i muri perimetrali della chiesa ed alcune colonne quadrate della sua navata. La leggenda vuole che il celebre conte Ugolino della Gherardesca, descritto da Dante Alighieri nel canto XXXIII dell'Inferno, abbia abitato in questo castello. Giosuè Carducci, particolarmente legato ai territori maremmani, citò la Torre di Donoratico nei versi della poesia Avanti! Avanti!, dando credito alla leggenda:

« Ricordi Populonia, e Roselle, e la fiera
Torre di Donoratico a la cui porta nera
Conte Ugolin bussò
Con lo scudo e con l'aquile a la Meloria infrante,
Il grand'elmo togliendosi da la fronte che Dante
Ne l'inferno ammirò? »
(Giosuè Carducci, Avanti! Avanti!)

Altri link consigliati: http://iltirreno.gelocal.it/cecina/cronaca/2017/11/12/news/torre-di-donoratico-viaggio-nel-tempo-a-bordo-di-un-drone-1.16105830 (video con drone), http://www.comune.castagneto-carducci.li.it/servizi-ai-turisti/luoghi-da-visitare/, http://www.fototoscana.it/mostra-flash.asp?nomeflash=c021, http://www.dellagherardesca.org/pdf/castello_di_donoratico.pdf, https://www.youtube.com/watch?v=ay5EgNPWNQg (video di Danilo Schiara)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Donoratico, http://www.castellitoscani.com/italian/donoratico.htm, http://www.alphabeto.it/castagnetocarducci/cultura/storia_torre.htm

Foto: la prima è presa da http://coop-era.blogspot.it/2014/04/ugolino-della-gherardesca-e-la-torre-di.html, la seconda è di loki_racer su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Donoratico#/media/File:Castello_di_Donoratico.JPG

lunedì 16 aprile 2018

Il castello di lunedì 16 aprile



FRASSO TELESINO (BN) - Palazzo Gambacorta

Il suo nome deriva da terra frassorum o castrum fracti, probabilmente originato da fraxinus, l'albero raffigurato nello stemma civico. Con l'Unità d'Italia vi fu aggiunto l'appellativo di "Telesino" per distinguerlo dagli altri centri omonimi. Secondo la tradizione popolare il paese fu fondato da coloro che si salvarono alla distruzione di Telesia del 1349. Il comune è però ricordato secoli prima, in un documento del X secolo. Ai tempi di Carlo I d'Angiò era possedimento dei conti di Caserta. Nel 1317 passò a Diego de la Rath. Una sua discendente, Caterina de la Rath (italianizzata Della Ratta), fu spogliata del feudo alla fine del Quattrocento ma lo riconquistò nel 1509. Nel 1496 Frasso ospitò re Federico I di Napoli che firmò alcuni decreti in Terra Frassorum. La figlia di Caterina Della Ratta ebbe in dote il feudo che passò ai Gambacorta e quindi ai Pignatelli. Successivamente fu venduto ai de Ponte per poi tornare ai Gambacorta. Nel 1647, durante una sommossa popolare, fu ucciso il figlio del principe Gambacorta, implicato nella rivolta di Masaniello. Nel XVIII secolo passò ai Dentice e poi agli Spinelli che lo tennero sino all'abolizione del feudalesimo (1806). Dal 1861 fa parte della provincia di Benevento. Nel 1943 fu bombardata due volte dagli americani. Tra i principali monumenti di Frasso vi è il Palazzo Gambacorta, imponente e significativo edificio di più di 2000 mq, con ampio giardino. Il palazzo fu terminato nel 1741, in attuazione delle volontà testamentarie della Principessa Giulia Gambacorta (Napoli, 1598 - Frasso, 1663), quale Conservatorio per fanciulle civili povere. A dirigere l’Istituto si alternarono le Suore Teresiane (1741-1810), le Visitandine (1812-1919) e, dopo un periodo di gestione civile, le Suore Vittime Espiatici di Gesù Sacramentato (1940-1968). Dal 1974, per alcuni anni, è stato sede della Comunità Montana del Taburno. Attualmente è in completo abbandono.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Frasso_Telesino, http://www.eptbenevento.it/schedaAllaScoperta.php?codice=1059, http://www.comune.frassotelesino.bn.it/old/frasso.htm, http://www.mondimedievali.net/castelli/campania/benevento/provincia000.htm#frassotelgam

Foto la prima è presa da http://mapio.net/pic/p-12023071/, la seconda è presa da http://www.mondimedievali.net/castelli/campania/benevento/frassotel01.jpg

domenica 15 aprile 2018

Il castello di domenica 15 aprile



LECCE – Torre di Belloluogo

La torre di Belloluogo è una torre medievale costruita nel Trecento. Situata a Lecce, all'ingresso nord della città, fu voluta da Gualtiero (o da Ugo) di Brienne. Il complesso medievale è un importante esempio di architettura militare angioina. La torre di forma cilindrica e alta poco più di 14 metri, risulta essere ancora circondata dal fossato (profondo dai 6 agli 8 metri) originario pieno d'acqua sorgiva (è probabile la presenza di una sorgente proprio sotto la torre di cui è possibile notare il flusso dal ponte di accesso) che lo rende da secoli, in tutto il periodo dell’anno, completamente sommerso e funzionale alla difesa. Si notano facilmente alcune finestre caratterizzate da un arco a sesto acuto, tipico delle costruzioni gotiche. Nella parte superiore si aprono delle strette feritoie, o saettiere, da cui abili arcieri difendevano la torre. Fu dimora di Maria d'Enghien, contessa di Lecce e Regina di Napoli, nella quale vi trascorse gli ultimi anni della vita. In questa torre, la regina scrisse molto, amava spesso nell’epistolario fare riferimento alla vita sfarzosa, si, ma operosa, “in castro nostro Licii”, la Lecce di allora… Varcato il ponte d’accesso, probabilmente in origine levatoio, si accede alla porta d’ingresso. Il locale al pian terreno è caratterizzato da un interessante pavimento in pietra leccese che disegna un ottagono al centro della sala. L’ambiente più importante della torre è senz’altro la piccola cappella, voluta dalla regina Maria d’Enghien, sul cui muro, prima di accedere, c’è inciso il fiore a sei petali, noto come “fiore della vita”, conosciuto a diverse culture sparse per il mondo, e sul cui vero significato ancora non è dato sapere con certezza. Al suo interno la torre conserva alcune stanze e un'interessante cappella riccamente affrescata. Gli affreschi, della fine del XIV secolo, raffigurano scene della vita di Santa Maria Maddalena, i quattro evangelisti, un Cristo benedicente e sette profeti. Per il resto gli interni della torre sono molto spartani, si conservano ancora i camini e aguzzando la vista si distingue sulle pareti qualche graffito. Una strettissima scaletta a chiocciola di pietra separa i piani. Dall’alto della torre è ancora più bello osservare gli ambienti rupestri. In uno di questi, qualcuno ha voluto riconoscerci il ninfeo di Maria d’Enghien. In effetti, si tratta di un ambiente molto ben disegnato, decorato con capitelli a foglie d’acanto, ma non c’è alcuna certezza che si tratti del luogo dei bagni della regina. Altri link consigliati: http://www.torredibelloluogo.com/ (con varie foto), https://www.youtube.com/watch?v=qFwTkSy-fGI (video di TELE RAMA), scheda su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/lecce/leccetorri.htm, https://www.youtube.com/watch?v=TbfnrgA0qPU (video con drone di onboardcamera_it)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Belloluogo, http://www.salentoacolory.it/la-torre-di-belloluogo-a-lecce/, http://www.japigia.com/le/lecce/index.shtml?A=belloluogo

Foto: la prima è di Roberto Leone, presa da http://www.salentoacolory.it/la-torre-di-belloluogo-a-lecce/, la seconda è presa da http://www.lecceprima.it/eventi/cultura/lecce-parco-belloluogo.html

sabato 14 aprile 2018

Il castello di sabato 14 aprile



LA SPEZIA – Castello San Giorgio

E’ una fortificazione militare genovese che sorge sulle alture della città della Spezia, (detto anche "colle del Poggio") ed è raggiungibile mediante la via XXVII Marzo la quale, oggi, attraversa le vecchie mura poste anticamente a difesa dell'abitato. Il nucleo originario del maniero, che è stato ricostruito nel corso dei secoli, sorse nel 1262 per volontà di Nicolò Fieschi (guelfo fuoriuscito dalla Repubblica di Genova), il quale volendo rafforzare il suo dominio nella zona, fece ampliare il vecchio forte già presente sul colle del Poggio. Ma nel 1273 le truppe della Repubblica genovese guidate da Oberto Doria, espugnarono, distrussero e saccheggiarono La Spezia battendo le truppe dei Fieschi. Nicolò Fieschi cedette tutti i suoi possedimenti alla Repubblica. Nel 1343 Spezia fu eletta Podesteria dal Doge di Genova Simone Boccanegra, ma la città venne nuovamente distrutta dalla Compagnia di ventura di Ambrogio Visconti che nel 1366 sconfisse le truppe dei genovesi. Nel 1371, per concessione del Doge Domenico da Campofregoso, si arrivò all'unificazione della Podesteria della Spezia con la Podesteria di Carpena. Si assistette così, alla fine del XlV secolo, alla riedificazione del castello sui resti del precedente e alla costruzione delle nuove mura difensive, arricchite da cinque torri e cinque porte. Della cinta muraria oggi rimane una testimonianza di circa trecento metri. Nel breve tratto si possono osservare ancora le caratteristiche merlature ghibelline e il cammino di ronda delle guardie. Il percorso delle antiche mura forma una cinta rettangolare che scendeva verso l'attuale via Biassa e, seguendo l'odierna via Colombo e passando per la via Sapri, ripiegava verso la chiesa dei Santi Giovanni ed Agostino risalendo verso il forte. La cinta muraria però provocò un grosso problema per la comunità spezzina: escluse completamente l'edificio della chiesa di Santa Maria, la quale venne sacrificata e demolita nel 1436, al fine di scongiurare una facile incursione da parte delle truppe viscontee, per poi essere ricostruita successivamente all'interno del perimetro difensivo. Le lotte tra i Genovesi e i Visconti portarono, nel 1443, a ricostruire il tracciato delle mura, includendo la cattedrale all'interno della cinta, nell'intento di salvarla dal saccheggio delle truppe viscontee di Niccolò Piccinino. Nel 1606 il castello fu nuovamente modificato e ristrutturato mediante la costruzione della fortezza superiore ad opera dei genovesi, che in quel periodo costruirono altre fortezze e castelli nell'area del golfo (come Portovenere e Lerici), al fine di aumentare le difese dei possedimenti. Nel 1609 la guarnigione venne rinforzata, raggiungendo l'organico di venti unità: un capitano, due bombardieri, un tamburino e sedici soldati. Con decreto del 26 ottobre 1609 venne data al castello un'importanza di rispetto: il castellano che doveva essere un nobile, non poteva uscire all'esterno della fortezza pena la morte. Il titolo di Capitano della Spezia venne sostituito con ordinanza datata 30 aprile 1757 con quello più prestigioso di Governatore. Il primo di questi fu Gio Batta Raggi, che assunse il titolo il giorno 1º maggio dello stesso anno, giorno in cui solevano assumere la nuova carica i Capitani che si susseguivano. Con il Regno di Sardegna vennero riorganizzate le opere difensive del territorio spezzino. Il castello di San Giorgio venne ceduto all'Amministrazione comunale e addirittura nel 1885 rischiò di essere demolito per costruire nella sua area il nuovo ospedale civile. Il luogo era particolarmente gradito dal professor Pagliani, direttore generale della Sanità pubblica. Fu perfino bandito un concorso nazionale per il progetto che fu in seguito accantonato sia perché troppo costoso che per l'intervento dell'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti che diede il suo parere negativo alla demolizione. Il nuovo ospedale venne quindi costruito sulla collina di San Cirpiano, sede dell'attuale ospedale Sant'Andrea. Nel pomeriggio del 28 settembre 1907 il pittore Felice Del Santo, mentre stava dipingendo all'interno della fortezza, asserì di aver visto un drago o un grosso lucertolone. Nel 1934 il Comune si preoccupò di avviare alcuni lavori di restauro, grazie anche al sollecito interesse ed impegno del direttore della biblioteca civica, Ubaldo Formentini. Ma il grosso lavoro di recupero e restauro del complesso venne avviato nel 1970 da parte della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Genova e Pisa. Effettivamente i lavori iniziarono nel 1985 per concludersi solo nel 1998. Oggi il castello San Giorgio, dopo l'accurato restauro durato più di un decennio, è stato restituito agli spezzini ed alla collettività nel suo antico splendore. Proprio per questo, l'amministrazione comunale del tempo ha deciso di trasferirvi al suo interno le collezioni archeologiche civiche del Museo "Ubaldo Formentini" (http://museodelcastello.spezianet.it/), prima sistemate nei vecchi e inadeguati locali retrostanti la Biblioteca "Mazzini" di corso Cavour. Il museo conserva le preziose 19 statue-stele antropomorfe in arenaria risalenti alle età del Bronzo e del Ferro, modellate dagli antichi abitatori della Lunigiana; notevole anche il materiale di scavo rinvenuto nell’area dell’antica Luni, nonché i reperti da necropoli liguri dello Spezzino meridionale e oggetti di varia provenienza, donati da privati. Il castello è anche sede di manifestazioni culturali e spettacoli, soprattutto nel periodo estivo; la terrazza offre un panorama d’eccezione sul golfo, sulla città e sul suo porto. L'attuale aspetto del castello evidenzia nella parte superiore del castello tessuti murari medioevali inglobati in strutture successive. Un elemento a pianta quadrata di 5,50 metri di lato, si ritiene possa essere la torre del primitivo apprestamento altomedievale, probabilmente il maschio del sistema difensivo. La cinta muraria trecentesca, realizzata in conci di pietra disposti a filaretto con elementi angolari squadrati di maggiori dimensioni, comprensive di sottili feritoie verticali per arcieri, è tuttora parzialmente visibile. Il castello conservò la facies medioevale fino alla metà del quattrocento quando, con l'introduzione delle artiglierie, iniziarono ad essere costruite murature di forte spessore, di minore accuratezza costruttiva, con profilo a scarpa, caratterizzate da feritoie per armi da fuoco per il tiro radente. Gli ambienti interni, coperti con volte, risalgono ai primi del 1600, periodo in cui fu aumentata la resistenza passiva alla caduta del proiettili da bombarda mediante il riempimento dei muri perimetrali con terra bagnata bene battuta. I due bastioni maggiormente esposti, ad est e nord-ovest, furono interamente rivestiti con un nuovo apparato murario tuttora osservabile. Sotto l'ingresso del castello, in corrispondenza della parte più antica del complesso, sono visibili i resti del battiponte, situati nello spazio a verde antistante. La fortificazione possiede due ingressi, uno a nord e uno a ovest sul quale erano posti l'emblema di Genova e l'effigie di San Giorgio. Altri link utili: https://viaggi.fidelityhouse.eu/castello-di-san-giorgio-spezia-61778.html, https://www.youtube.com/watch?v=iDQjVIBAIkE (video di DomVids), https://www.youtube.com/watch?v=VvVUTMUzNdo (video di Places to see in).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_San_Giorgio, http://www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/PercorsiProposte/itinerariVisita/Castelli.do;jsessionid=2C9349BE7AA7F7BC10ECD372331E3076.node2?contentId=29980&luogo=true&biblio=false, https://www.icastelli.it/it/liguria/la-spezia/la-spezia/castello-di-san-giorgio-a-la-spezia, https://www.touringclub.it/destinazione/9244/museo-del-castello-di-san-giorgio

Foto: la prima è di Fabio Polosa su https://shop.fabiopolosa.com/products/liguria-san-giorgio-castle-in-la-spezia?variant=1020404727826, la seconda è presa da http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2017/08/19/ASVNCPyI-positiva_spezzino_stagione.shtml

venerdì 13 aprile 2018

Il castello di venerdì 13 aprile




LU (AL) - Torre

Lu è un centro posto sulle colline nel Basso Monferrato orientale. Dopo il crollo dell’impero romano l’intera area del Monferrato fu investita dalle scorribande dei barbari e subì gli attacchi e la dominazione di Longobardi, Franchi, Ungari e Saraceni. Per ragioni difensive la popolazione della villa Metili decise di trasferirsi sul colle più elevato della zona dove nacquero, sotto la guida dei Marchesi Aleramici di Monferrato la Corte e il Castello di Lu (demolito nel 1556 durante la Guerra Franco - Asburgica è tuttora visibile una delle torri). Contemporaneamente, nella zona dell’antica area funeraria, fu edificata la Pieve di S. Giovanni, ancora oggi visitabile dopo il recente restauro. Nel XIII secolo Lu divenne un Comune e furono edificati intorno al castello il Palazzo Comunale, la Chiesa di San Pietro, la pubblica piazza e le chiese di San Nazario e San Giacomo e venne allargata la cerchia muraria. Estintasi la dinastia aleramica, Lu passò dapprima sotto la guida della stirpe bizantina dei Paleologi (come testimonia tuttora Casa Paleologi), subì per un breve periodo la dominazione dei Visconti di Milano per tornare, a metà del XV secolo, sotto la guida dei Bobba, dinastia locale che favorì la rinascita culturale, civile ed economica del paese In seguito, dopo una breve parentesi sotto il governo dei Gonzaga di Mantova (famiglia a cui l’imperatore Carlo V aveva affidato il dominio sul Monferrato) Lu visse un lungo periodo di lotte intestine e faide familiari e venne coinvolta a più riprese in conflitti e guerre di successione (nel sec. XVII passò ai Grimaldi e ai Della Valle) che, con il loro seguito di razzie e rappresaglie, prostrarono l’intero territorio alla miseria e alla povertà, fino a quando, nel 1708, Amedeo II di Savoia conquistò l’intero territorio del Monferrato. Da questo momento in poi la storia di Lu va a confluire in quella della famiglia Savoia e, dal 1860, in quella del Regno d’Italia prima e della Repubblica italiana poi. La torre fu descritta più volte in maniera fantasiosa: ad oggi non esistono pubblicazioni esaustive. All'inizio del XV secolo il marchese del Monferrato, Teodoro Paleologo, la fece erigere con funzione di vedetta e, perciò, era collegata ad un sistema di comunicazione tra la pianura e il Monferrato. Si sa che era situata nel recinto del castello signorile, distrutto dai francesi nel 1556. All’interno esisteva una chiesetta che conservava le spoglie di San Valerio, martire e patrono di Lu, trasferite dopo il furto del 1720 nella cripta di S. Maria Nuova. Negli anni Sessanta del Novecento i resti della chiesetta furono coperti da una colata di cemento per erigere ripetitori telefonici, che dopo 40 anni sono stati abbattuti, restituendo al paese uno dei siti più panoramici del Monferrato, il parco della torre.

Fonti: http://www.sapere.it/enciclopedia/Lu+%28Alessandria%29.html, http://www.comune.lu.al.it/_old/pages/luoghi-interesse-storico.php, http://www.comune.lu.al.it/_old/pages/storia.php, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso

Foto: la prima è presa da https://radiogold.it/tempo-libero/98015-ultima-domenica-note-parole-collina/, la seconda è presa da http://palazzopaleologi.com/portfolio-items/la-torre/