venerdì 23 settembre 2011

Il castello di venerdì 23 settembre



Acquaviva d'Isernia (IS) - Castello Carmignano

Tra il 1045 e il 1053 tutto la zona dell’alto Volturno di proprietà dell'Abbazia di San Vincenzo, compreso il territorio di Acquaviva, fu usurpata dai Borrello, famiglia di origini longobarde. I monaci invocarono la mediazione del Papa Alessandro II che fu costretto a recarsi di persona a San Vincenzo al Volturno. La sua mediazione garantì che ai monaci fosse riconosciuto il possesso su alcuni feudi usurpati tra i quali si ritiene anche quello di Acquaviva. Fu durante l’usurpazione che i Borrello costruirono il castello, costituito da un mastio di forma quadrangolare. L’edificio fu collocato su un’altura ben arroccata, adatta alle esigenze militari e posta di fronte alla chiesa di Sant’Anastasio, intorno alla quale si era sviluppato il nucleo abitativo originario, quasi in senso di sfida all’Abbazia proprietaria della chiesa. In epoca angioina, il borgo acquistò una certa omogeneità. Finiti gli scontri tra papato e impero, infatti, il castello, simbolo del potere feudale e laico, e la chiesa, simbolo del potere religioso, vennero racchiusi da una cinta fortificata che inglobando il centro storico sanciva la pace fatta. Il borgo fortificato fu dotato di quattro torri di controllo e di una porta di accesso. Molti furono i possessori del feudo. Nel 1269 Carlo d’Angiò concesse il castello al cavaliere francese Filippo d’Angosa che non lasciò eredi. Successivamente il castello venne ceduto ad un altro cavaliere francese, Matteo Rossiaco. Nel XIV secolo Iacovella di Ceccano, moglie di Roberto d’Isernia ottenne il feudo e successivamente Jacopo Cantelmo conte di Popoli divenne feudatario di Acquaviva per volontà della regina Giovanna I e la sua famiglia governò per 200 anni. La famiglia De Santo acquisì il feudo nel 1648 fino al XVIII secolo quando venne affidato ad Andrea Carmignano, da cui il castello prende il nome, che lo tenne fino all’abolizione del feudalesimo. Furono i Carmignano ad effettuare importanti lavori di ristrutturazione sul castello adattandolo ad abitazione signorile. Le finestre vennero ampliate e fu creato un ingresso sul lato del piazzale Carbonari che, in seguito e più volte, fu rielaborato nelle sue forme. In passato l’ingresso al castello si trovava nella facciata opposta alla piazza per una migliore difesa. Durante la seconda guerra mondiale il castello subì gravi danni. Vennero rimosse le travi in legno che sostenevano i solai e questi, inevitabilmente, crollarono. Nel dopoguerra furono approntati dei lavori di restauro abbastanza approssimativi che non bastarono ad arrestare il degrado della struttura, che subì un ulteriore colpo con il terremoto del 1984. Con i lavori di ricostruzione e di restauro successivi a tale evento sono state abbattute le parti pericolanti dell’edificio, ma ad oggi l’operato risulta incompleto e ben lontano dal permettere che il castello torni al suo originario splendore. L'edificio ha la forma quadrangolare molto simile a quella delle fortezze medioevali ed è sviluppato su tre livelli. Le finestre sfalsate lungo la facciata nonché l' uso variopinto di tecniche e materiali costruttivi sono prova di diverse trasformazioni cui fu soggetto nei secoli. Con l' avvento della polvere da sparo il castello venne preparato per affrontare le guerre rinforzando non solo l' interno ma anche l' esterno. Sul piazzale è possibile osservare il portale della facciata principale, al quale si accede tramite una scalinata a due rampe, caratterizzato da un arco a tutto sesto che permette di accedere ad una scalinata che conduce al secondo piano. Attualmente il castello è di proprietà di diverse famiglie.

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