venerdì 30 dicembre 2016

Il castello di venerdì 30 dicembre






CORREGGIO (RE) – Torrione

Percorrendo la circonvallazione interna di Correggio provenendo da via Circondaria in direzione della Porta Modena (Piazzale Carducci), si nota con facilità, subito dopo l'incrocio semaforizzato con via Carlo V, un imponente ed elegante edificio che si erge alla sua destra. Un edificio dalle forme architettoniche certamente inusuali, ma al tempo stesso caratteristiche, ben noto ai correggesi che, puntualmente, lo hanno battezzato con un soprannome che ne fotografa la storia: Torrione. L’edificio, infatti, si erge là dove sorgeva il bastione detto di Carlo V che proteggeva l'angolo nord-orientale della cinta muraria correggese. Anzi, tutta la parte bassa della muratura in elevato presenta una singolare e caratteristica "scarpatura", cioè un'inclinazione verso l'esterno (dall'alto verso il basso): è quanto rimane della cinquecentesca cinta murata urbana utilizzata dai progettisti per costruire l'immobile. Oggi adibito a casa di accoglienza per anziani, è una delle più prestigiose e significative testimonianze di archeologia industriale urbana di stile liberty di tutto il territorio provinciale. Le sue origini risalgono al 1909 - 1910, allorché, durante la fase di abbattimento delle mura cittadine, l'imprenditore Placido Reggiani acquistò l'intera area per costruirvi un edificio destinato ad essicatoio di bozzoli, deposito di vinacce ed eventuale distilleria. Il progetto e la sua realizzazione furono affidati a Pier Giacinto Terrachini (1853 - 1935), eclettica figura di progettista che nel 1889 aveva realizzato uno dei prototipi dell'edilizia floreale in provincia di Reggio Emilia: un edificio scolastico (poi demolito) nella natia Rio Saliceto. Terrachini, con Camillo Bertolini, è stato uno dei protagonisti indiscussi della stagione liberty nel nostro territorio e il "Torrione" può a ragione essere considerato uno dei suoi capolavori. L'impegno di capitali profuso nella costruzione e nella decorazione dell'edificio fu assai cospicuo, ma l'attività non risultò mai remunerativa, tanto che nel 1926 Reggiani, di fronte alla crescente improduttività dell'azienda legata a produzioni di carattere stagionale, dovette  cederlo al Comune di Correggio che nel secondo dopoguerra lo sottopose ad una radicale trasformazione interna per adibirlo a residenza popolare per famiglie indigenti. Anche i restauri del 1983 confermarono la nuova vocazione ad edilizia sociale per anziani, giovani coppie e appartamenti protetti. L'edificio, dalla poderosa volumetria a ferro di cavallo, circoscrive un enorme cortile, un tempo delimitato da una elegante cancellata in ferro battuto nella quale spiccava, come testimoniano le fotografie d'epoca, un monumentale cancello ornato da grifoni. Una delle caratteristiche del Torrione è il sapiente uso del mattone a vista, colorato di giallo e di rosso per ottenere suggestivi effetti cromatici e ottici, ma soprattutto quella che a quei tempi era un'assoluta e rivoluzionaria novità: l'uso del cemento quale materiale decorativo. Fu questa una geniale intuizione di Bruto (1891 -1972), figlio di Pier Giacinto. Artigiano autodidatta di grande manualità e sapienza espressiva, è notissimo ai correggesi e ai reggiani per le centinaia e centinaia di terrecotte che ha realizzato nel  corso della sua vita, che rappresentano ancor oggi dei piccoli (per dimensioni) ma grandi (per qualità e forza espressiva) capolavori dell'arte plastica. Ebbene, questo geniale Bruto, al quale non è escluso si debba attribuire anche la scelta delle cromie dell'edificio, intuì che il cemento poteva avere anche una forte valenza e un grande utilizzo quale materiale per realizzare decorazioni plastiche di fortissimo impatto. Se si osserva il corpo di fabbrica di destra, per chi per guarda ponendosi di fronte al Torrione e che corrispondeva all'antica ala padronale, che con il quasi gemello di sinistra sporge rispetto al corpo centrale e delimita le due ali laterali del cortile, è molto facile notare i fregi ornamentali in cemento: ornamentazioni con motivi di pesci e delfini con tralci d'uva intrecciati  che decorano le imponente balaustrate, pinnacoli che sono collocati al temine delle lesene e l'emblema con la grande ancora affiancata da due delfini che svetta sul prospetto.



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