sabato 19 maggio 2018

Il castello di domenica 20 maggio



VERNASCA (PC) – Castello di Vigoleno

Il borgo fortificato di Vigoleno, posto sul crinale tra la valle dell'Ongina e quella dello Stirone su un rilievo di non elevata altezza domina le colline circostanti, è sicuramente uno dei monumenti storici più importanti dell’intera Provincia di Piacenza sia per l’eleganza delle sue forme sia per l’eccezionale integrità dell’intero impianto castrense, che mostra non comuni influenze toscane, forse dovute all’impiego di maestranze provenienti dalla Lunigiana. L’intero borgo, di forma ellissoidale, è racchiuso da imponenti ed integre mura merlate, percorse da un camminamento di ronda dal quale si ha l’opportunità di ammirare un’eccezionale panoramica su tutta la Val Stirone. poste all’ingresso del borgo si accede alla piazza, sulla quale prospetta l’oratorio della Madonna delle Grazie. La fondazione del castello risale al X secolo ma la prima data documentata è il 1141 quando era avamposto, sulla strada per Parma, del Comune di Piacenza. Il possesso passò per molte mani, principalmente fu della famiglia Scotti, vide tra gli altri i Pallavicino, i Piccinino, i Farnese, e venne più volte distrutto e ricostruito. La storia di Vigoleno è intimamente legata a quella degli Scotti. Essi ne fecero il punto di forza della loro indiscussa autorità politica. In particolare Alberto Scotti, tra i maggiori esponenti del raggruppamento guelfo, lo fortificò nel 1306. Nel gennaio del 1373 il castello fu espugnato dalle truppe pontificie del cardinal legato di Bologna, ma in aprile tornò ai viscontei, grazie a una mossa ingannevole. Dopo aver preso possesso della fortezza, gli uomini di parte pontificia inviarono staffette al presidio di Castel San Giovanni per chiedere rinforzi. I messi caddero, però, nelle mani del ghibellino Giovanni Anguissola che, saputo lo scopo della missione, andò a Vigoleno con un drappello di soldati, fingendosi inviato per la difesa. Entrati con la “falsansa” nella fortezza, i ghibellini ne catturarono gli attoniti difensori. In seguito la rocca fu distrutta dalle fondamenta. Il 29 ottobre 1389 il duca di Milano Odoardo Visconti cedette a Francesco Scotti i diritti su Vigoleno e gli concesse la licenza necessaria per poter riedificare il fortilizio. Il quale – caso raro nella storia italiana – appartenne quasi ininterrottamente a quella sola famiglia per cinque secoli: dalla fine del Trecento agli inizi del Novecento. Nel 1404 un diploma di Gian Maria Visconti elevò il feudo al rango di contea; segui un breve periodo agitato, con sottrazioni ad opera dei fratelli Piccinino (1441-1449), alla fine del quale gli Scotti riconquistarono Vigoleno. Nel 1622 i Farnese conferirono a Cesare Maria Scotti la dignità di marchese di Vigoleno, dunque il gradino più alto dell’aristocrazia del ducato. Nel 1922 la principessa Ruspoli Gramont lo fece restaurare e ne fece sede di incontri mondani, passarono tra le sue mura Gabriele D'Annunzio, l'attore Douglas Fairbanks, Max Ernst, Alexandre lacovleff, Jean Cocteau, la diva del cinema Mary Pickford, la scrittrice Elsa Maxwell, il pianista Arthur Rubinstein. Nei primi anni'80 fu teatro di parte delle riprese del film Lady Hawke di Richard Donner con Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer. Completamente circondato dalla cinta muraria merlata che è interamente percorribile sull'antico cammino di ronda. Ha un unico accesso attraverso un rivellino, dalla particolare forma tondeggiante e allungata, che proteggeva il vero portale d'ingresso. Il cuore del borgo è la piazza, con fontana centrale, su cui si affacciano: il mastio, la parte residenziale del castello, l'oratorio e la cisterna. Il paese prosegue con un piccolo gruppo di case strette intorno alla pieve di San Giorgio. Sul lato est, tra le abitazioni e le mura si trova un giardino. Ha un imponente torrione di pianta quadrangolare con feritoie, beccatelli e merli ghibellini. Del castello sono visitabili solo gli appartamenti del piano nobile, a richiesta e con visita guidata. Gli ambienti sono perfettamente conservati, decorati e affrescati, come la Sala Rossa, la Sala della Genesi, la Sala del Biliardo e la sala dove è visitabile il teatrino decorato dal pittore russo Alexandre Jacovleff (1887-1938), considerato uno dei più piccoli teatri al mondo. Si tratta di un minuscolo teatro pensato per pochi ospiti, attrezzato con palco e sedie, sulle cui pareti sono dipinti personaggi abbigliati con i costumi tipici di diversi paesi del mondo. La Sala Rossa situata al primo piano, si distingue per la presenza di un soffitto a cassettoni con motivi ornamentali policromi a cartouches e per un duplice fregio: con putti e figure allegoriche nella parte superiore delle pareti. La cappa, in caolino, è caratterizzata da un elaborato decoro: due statue di putti, poggiati su ampie volute, che reggono un’enorme conchiglia.Il tavolo di fronte al camino è del XVIII secolo; il divano e le poltrone dei primi del Novecento. I dipinti alle pareti sono riproduzioni di originali riposti in cassaforte. Al piano superiore si apre anche la Sala Blu, ricca di dipinti e arredi. Un grande lampadario in vetro di Murano illumina il soffitto stellato e incorniciato da un fregio istoriato con soggetti biblici riferiti alla Genesi (La Creazione, La cacciata dal paradiso, Il diluvio universale e gli episodi successivi). Entrando a sinistra si trova, invece, un dipinto rinascimentale: è un Paesaggio del bresciano Girolamo Romani detto il Romanino (1485/87-1562?). Il mastio, su quattro piani di visita, ospita sale dedicate alle armi antiche, agli strumenti di tortura, ai fossili locali e documenti e foto sul borgo di Vigoleno. Al primo piano è visitabile la sala delle armi. Oltre a pannelli informativi sull’architettura militare e ad alcuni reperti archeologici vi sono esposte armature e alabarde. Non è la dotazione originaria del castello, che è andata perduta nel corso dei secoli: l’equipaggiamento presente è frutto di donazioni. Dal primo piano del Mastio è possibile accedere al cammino di ronda e raggiungere la torre sud, collegata alla parte residenziale del castello-palazzo (tuttora di proprietà privata e adibita ad albergo) da una passerella di recente costruzione. Raggiunta la torre sud, è possibile ammirare una stanza adibita a salottino al tempo della principessa Ruspoli Gramont. Di rilievo è il soffitto con le sue decorazioni. Al secondo piano sono esposte riproduzioni fotografiche di mappe del XVI-XVII secolo di Vigoleno e della valle dell’Arda. Gli originali, opera dei cartografi Paolo e Alessandro Bolzoni, sono conservati nella Biblioteca comunale Passerini Landi di Piacenza. Fotografie storiche di Alessandro Cassarini documentano l’immagine di Vigoleno tra la fine dell’800 e gli inizi dell’900. Al terzo piano in due vetrine sono esposti fossili dal Parco dello Stirone. Salendo le diverse rampe di scale, alcune ricavate direttamente nel muro della struttura, si può notare un piccolo ponte levatoio che permetteva l’isolamento del mastio dal resto della fortificazione in caso di assedio. Raggiunta la terrazza del mastio, da qui è possibile godere della magnifica vista sulla Val Stirone. Una meridiana è posta sul lato sud di una torretta affacciata sulla piazza e porta la data del 1746. Il castello di Vigoleno fa parte del circuito Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli e del club de I borghi più belli d'Italia ed è stato insignito della Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=7g9fNa5nQYw (video di Borghi Viaggio Italiano), http://www.castellidelducato.it/castellidelducato/castello.asp?el=mastio-e-borgo-di-vigoleno-nei-borghi-piu-belli-italia-e-bandiera-arancione-touring-club-italiano, http://www.castellodivigoleno.com/hotel/castello/, https://www.youtube.com/watch?v=d7mNMu7WdVQ (video di gi1mo1), https://www.youtube.com/watch?v=LjXucFXzkr0 (video di Museo Gli Orsanti), https://www.youtube.com/watch?v=aWDdCuutgI0 (video di Pino Meola).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Vigoleno, http://www.comune.vernasca.pc.it/vigoleno/index.jspeldoc?IdC=2977&IdS=2979&tipo_cliccato=0&tipo_padre=0&nav=1&css=&menu=1, https://www.touringclub.it/destinazione/203297/castello-e-mastio-di-vigoleno, http://www.atlanteguide.com/blog/vigoleno-un-borgo-da-favola, http://www.turismopiacenza.it/site/castello-di-vigoleno/.

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.net/it/castello-di-vigoleno, la seconda è di Solaxart 2008 su http://www.preboggion.it/Castello_di_Vigoleno.htm

venerdì 18 maggio 2018

Il castello di sabato 19 maggio



BUCCHERI (SR) – Castello

Furono gli Arabi a colonizzare questo territorio, in precedenza e in gran parte ricoperto di vaste pinete e boschi di frassini e querce, procedendo ad un vasto programma di "appoderamento". Gli Arabi, con ogni probabilità, a difesa dei territori colonizzati fortificarono il colle Tereo, cingendolo di una muraglia e insediandosi attorno ad esso. Ma l'edificazione del castello, sullo stesso colle, si deve ai Normanni, i quali, cacciati gli Arabi, lo costruirono a partire da un fortilizio preesistente. Di forma quadrilatera, questo presentava due torrioni a difesa dell'ingresso principale rivolto a Sud-Est e una torre centrale, il mastio. Le fonti storiche ci dicono che il castello di Buccheri era “la più formidabile fortezza del Val di Noto”. La storia ha celebrato l'importanza di questo fortilizio. Del castello di Buccheri parla anche un documento conservato presso la biblioteca di Palermo: "Si va detegendo che quella rocca intorno la quale pria del terremoto dell'anno 1693 era situato il paese, nel modo che dicesi volgarmente castello, sia stato fabricato sino da allora che era in fiore la città di Leontini per difesa nelle guerre civili. Tuttora vi si vedono esistenti rimasugli di grosse mole di fabbriche crollate a terra senza il menomissimo scompaginamento, ammirandosi nel tempo stesso la forte lega della calce co' rena di fiumara. Si dice essere da quel tempo colonia di Leontini, difendendosi gli abitanti in questo ben munito castello e dall'arte e dalla natura...". Fu al centro di diverse vicende storiche, legate alla guerra fra siciliani e angioini, alle guerre civili scoppiate fra le potenti famiglie baronali del regno. Sicuramente attivo nei periodi della Contea e della Baronia, era già distrutto al tempo del Principato. Da quell'altezza lo sguardo si perde lontano sulla vasta pianura di Catania, il Mongibello, il mar Ionio e il promontorio calabrese. I primi signori di Buccheri, di cui si ha notizia, furono i Paternò, che si insediarono nel 1088. Nel 1282 il borgo, già sviluppatosi attorno al castello, passò ad Alaimo di Lentini, investito della contea da Pietro III di Aragona: il protagonista dei Vespri siciliani vi risiedette saltuariamente insieme alla moglie Macalda di Scaletta. Dagli Alaimo di Lentini il feudo passò alla famiglia Montalto. Primo barone di Buccheri fu Gerardo Montalto, investito nel 1313. Dopo due secoli la signoria del paese passò alla famiglia Morra, che iniziò ad adibire la fortezza in ricovero di bestiame e da ciò iniziò piano piano il degrado del bel castello. In seguito passò agli Alliata-Villafranca, che governarono fino al 1812. Il primo nucleo del paese è costituito dalle casette costruite attorno al castello e nell'area lungo il crinale del colle verso est, coincidente con l'attuale quartiere della Badia e del Casale. Qui fu fondata nel 1212 la Chiesa di S. Antonio; nel 1453 il monastero di S. Benedetto e intorno a questa data l'antica Chiesa di S. Maria Maddalena, presso l'ingresso est del paese. Nel corso del XVI e XVII secolo il paese crebbe lungo il pendio sud del castello. Tale tendenza fu accentuata dopo il terremoto del 1693, che distrusse il paese quasi totalmente. Le fatiscenti strutture del castello furono demolite dagli abitanti per ricavarne materiale utile alla ricostruzione delle loro case. Oggi dell’antico edificio rimangono alcuni importanti resti. Altro link per approfondire: http://www.virtualsicily.it/index.php?page=luoghi&tabella=luoghi&c=948.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Buccheri, http://www.siracusaweb.com/main/buccheri/monumenti/il-castello-di-buccheri.html, http://castelli.qviaggi.it/italia/sicilia/castello-di-buccheri/,

Foto: la prima è di azotoliquido su https://it.wikipedia.org/wiki/Buccheri#/media/File:Castello_Buccheri.JPG, la seconda è presa da https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/castelli-in-sicilia/castello-di-buccheri.html

I castelli di venerdì 18 maggio



MERCATELLO SUL METAURO (PU) - Palazzo Ducale e Palazzaccio

L'origine di questa cittadina, posta sul corso del fiume Metauro e alle soglie dell'Appennino, risale al XII secolo a.C. per opera degli umbri (si trovava al confine tra Umbria ed Etruria). In epoca romana Augusto la inserì nella Regio VI Umbria appunto - tra i due municipi di Tiphernum Metaurense e Tiphernum Tiberinum. Distrutta durante le invasioni barbariche, fu ricostruita dai Longobardi nel VI secolo e dedicata a San Pietro col nome di Pieve d'Ico. Nel 756 Pipino il Breve donò il terriotorio a S. Pietro. Posta dapprima sotto la giurisdizione di Città di Castello, entrò poi a far parte della Massa Trabaria, nel IX secolo. Il piccolo borgo fu dichiarato libero e indipendente dai pontefici Celestino II (1144) e Alessandro III (1180), sotto il diretto controllo del Papa. Nel 1235 papa Gregorio IX propone di radunare la popolazione dei sette castelli che circondavano Mercatello nel territorio della pieve, che diventa così un comune fortificato ed acquista il suo nome attuale (dai numerosi mercati che vi si svolgevano). Nel 1361 Mercatello fu acquistato da Branca Brancaleoni di Casteldurante per 5000 fiorini d'oro tramite il Legato Pontificio. Nel 1417, con il matrimonio di Federico da Montefeltro con Gentile Brancaleoni, Signora di Mercatello sul Metauro, la municipalità venne portata in dote al Duca di Urbino. Nel 1437 Mercatello venne incorporata nel ducato di Urbino (alla cui corte primeggeranno alcuni suoi nobili cittadini); dal 1636 entrò a far parte della Diocesi di Urbania come Vicariato, e quindi dello Stato Pontificio. Tra i numerosi monumenti, quelli di cui ci interessa parlare qui sono due: il Palazzo Ducale e il Palazzaccio.

Il Palazzo Ducale fu edificato a partire dal 1474, per volontà di federico da Montefeltro, da Ottaviano Ubaldini, su disegno di Francesco di Giorgio Martini. In quell'anno l'Ubaldini, che fu, insieme al duca Federico, artefice della fortuna dello stato urbinate, ottenne la contea di Mercatello. Il conte, raffinato committente di opere d'arte e d'architettura ad Urbino e dintorni, ne fece la propria residenza. Seppur rimasto incompiuto, il Palazzo Ducale conserva tratti distintivi della sua origine rinascimentale. L'edificio presenta, infatti, molti elementi di continuità con altre opere martiniane, come le grandi fasciature in arenaria, le ampie finestre edicolate e, in generale, l'impianto dell'edificio, a corte aperta. All'interno, degni di nota sono alcuni vasti ed imponenti ambienti al pianterreno e al primo piano, con pregevoli soffitti a volta. Il Palazzo ha subito diverse modifiche nel tempo, frutto dei cambiamenti e delle ristrutturazioni dei numerosi proprietari che si sono succeduti.

Il Palazzaccio si erge ai margini del centro storico, parte sulla sinistra del torrente San Martino (o Sant'Antonio) e parte sopra il torrente stesso, poggiato su un baluardo fortificato. Antica dimora dei signori Fabbri, poi di proprietà Storti, il palazzo è interessante non solo per la mole imponente della parte superiore, ma soprattutto per la massiccia base cilindrica fortificata che presenta tracce di cannoniere e alcune feritoie. La parte superiore è attribuibile all'architetto dei Duchi di Urbino Gerolamo Genga (1476 - 1551). Quella inferiore, inserita come bastione nella cinta muraria di Mercatello per volere di Federico da Montefeltro, è dovuta a Francesco di Giorgio Martini, rappresentando una delle sue prime sperimentazioni nel campo dell'architettura militare. Altri link suggeriti: http://eliorossicittaeborghi.altervista.org/gallery/mercatello-sul-metauro/mercatello-sul-metauro-palazzi/il-palazzaccio.jpg.html (foto di Elio Rossi), https://www.youtube.com/watch?v=QLtVGYteqv8 (video di Marche Tourism)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mercatello_sul_Metauro, http://www.comune.mercatellosulmetauro.pu.it/index.php?id=7090, http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/5382.html, http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/5385.html

Foto: La prima è relativa al Palazzo Ducale, presa da http://www.comune.mercatellosulmetauro.pu.it/index.php?id=7090. La seconda e la terza, riguardanti il Palazzaccio, sono prese entrambe da http://www.iluoghidelsilenzio.it/borgo-di-mercatello-sul-metauro-pu/. Anche la quarta è riferita al Palazzo Ducale ed è presa da http://www.altometauro.it/Cultura/SeminarioJudi/

giovedì 17 maggio 2018

Il castello di giovedì 17 maggio





SURBO (LE) - Torre dei Cavallari

Di origine medioevale, il feudo di Surbo è documentato per la prima volta in un diploma del normanno Tancredi d'Altavilla datato 1180, in cui il re cedette terre e casali al monastero dei Santi Niccolò e Cataldo di Lecce. Tuttavia il territorio circostante fu abitato sin dall'antichità; i ritrovamenti di alcuni oggetti in bronzo (ora conservati presso il Museo nazionale archeologico di Taranto), risalenti alla prima metà del XII secolo a.C., testimonierebbero i contatti tra gli Iapigi e il mondo egeo. Nel 1190 il casale di Surbo, facente parte della contea di Lecce, venne ceduto da Tancredi alla zia Emma, badessa benedettina del convento di San Giovanni Evangelista in Lecce. Successivamente il potere laico della città di Lecce si rafforzò sempre di più e Surbo divenne feudo dei Sindaci di Lecce fino al XVI secolo. Costituì a tutti gli effetti un "casale de corpore" della città, dalla quale dipendeva amministrativamente ed economicamente. Dal 1528 si successero vari feudatari: i Pirro delli Falconi, i Capece. Nel 1643 il feudo di Surbo passò al nobile napoletano Livio Pepe, che lo acquistò direttamente dalla Regia Camera. Da questi, intorno alla metà del XVIII secolo, passò ai Severino conti di Pisignano e quindi nel 1757 venne acquistato da Giuseppe Romano di Brindisi. Nel 1805 subentrò la famiglia Patrizi di Brindisi che governò solo per un anno; nel 1806 Giuseppe Bonaparte promulgò le leggi eversive della feudalità con le quali abolì il feudalesimo nel Regno di Napoli. La Torre dei Cavallari è situata di fronte alla chiesa di Santa Maria d'Aurio; la strada che separa la torre dalla chiesa segna il confine tra il territorio comunale di Surbo e quello di Lecce. Fu realizzata nel XVI secolo e faceva parte del sistema difensivo elaborato da Carlo V che comprendeva le torri costiere e le masserie fortificate. Ha una forma cilindrica leggermente rastremata verso l'alto e termina con un ballatoio. Fu probabilmente sede di una guarnigione di guardie a cavallo, i "Cavallari", speciali corpi di sorveglianza istituiti da Carlo V per pattugliare costantemente le campagne tra la costa e i casali. Intorno alla torre è possibile distinguere alcuni massi intagliati a forma di tinozza, utilizzati per l’abbeveramento degli animali e per igiene personale. Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=pv1LWyBCgWU (video di salentowebtv), http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/11/01/lecce-la-torre-dei-cavalieri-presso-lantico-casale-di-aurio/, https://www.youtube.com/watch?v=MqG2FnOxdxE (video di AmpoloTV).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Surbo, http://www.salentoviaggi.it/comuni/surbo/torre_dei_cavallari__204.htm, http://censimento.valledellacupa.it/gal_r.php?wchben=799&vvv=999__-__999__-__999__-__999__-____-__0---0---0---0---0---0---0---0---0---0---1---0---&bbb=31, http://censimento.valledellacupa.it/gal_A3.php?id1=799

Foto: la prima è di Lupiae su https://it.wikipedia.org/wiki/Surbo#/media/File:Torre_dei_Cavallari_Surbo.jpg, la seconda è presa da http://censimento.valledellacupa.it/gal_A3.php?id1=799

mercoledì 16 maggio 2018

Il castello di mercoledì 16 maggio




SOVICILLE (SI) - Castello di Montarrenti

È raggiungibile da Siena, seguendo la strada statale 73 Senese Aretina, superato l'abitato di Rosia fino quasi al bivio con la strada statale 541 Traversa Maremmana da cui si raggiunge Colle Val d'Elsa. L'origine del castello (Monte Arrenti o Monte Liurenti o ancora Monte Lirrenti) viene fatta risalire all'VIII secolo quando alla base della collinetta dove sorge doveva esservi un piccolo villaggio poi divenuto centro curtense. In seguito, nel X secolo, un incendio distrusse l'abitato, il quale non venne però abbandonato ma riedificato e protetto da una palizzata lignea, all'interno della quale venne eretto il primo castello. Solo dal XII secolo le strutture in pietra iniziarono a prendere il posto di quelle in legno. Il primo documento che testimonia l'esistenza del castello, una bolla del vescovo di Volterra, Galgano Pannocchieschi, risale al 1156. Nel 1165 si trova nominato un certo "Baverii de Monte Arrenti" in tre documenti stipulati dallo stesso vescovo di Volterra. Nel 1178 Cattaneo da Montarrenti, per il comune di Siena, fu designato dalla Diocesi di Volterra come amministratore delle miniere di argento della zona. Documenti degli anni 1200-1216, fanno supporre l'esistenza di stretti legami fra la potente aristocrazia di Frosini, discendente dai conti Della Gherardesca, ed il gruppo di nobili lombardi insediato nel castrum di Montarrenti e legato agli Aldobrandeschi. Agli inizi del Duecento, il Comune di Siena estese il suo dominio su una vasta area della Toscana meridionale e il 5 settembre 1217 i nobili e i tre consoli del castello giurarono fedeltà alla Repubblica di Siena. A partire da questo anno il Comune di Siena inviò ogni sei mesi nel castello un podestà. Questo ci conferma che l'assetto urbanistico del castello ha avuto il suo massimo sviluppo proprio tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIV secolo, quando l'incremento della popolazione raggiunse a Montarrenti il punto più alto. Dopo il 1271, invece, le autorità cittadine decisero l'abolizione della sede podestarile di Montarrenti causa il forte decremento demografico, dovuto forse alla chiusura delle miniere. L'insediamento era costituito da due parti: la parte alta del castello con il cassero e il sottostante borgo abitato da contadini e piccoli proprietari terrieri. Attraverso l'Estimo del 1317 sappiamo dell'esistenza nel cassero di due palazzi, identificabili con le due torri ancora esistenti, della via di accesso principale (via comunis) che conduceva dentro al cassero, di due vie del borgo sottostante correnti lungo il pendio e altre strade minori, di carbonaie, di varie abitazioni civili, il tutto racchiuso da una cinta muraria. Il borgo contadino, si sviluppava a forma di ferro di cavallo lungo le pendici del rilievo, e constava di 26 case e di 20 casalini. Sconosciuta resta l'ubicazione della chiesa parrocchiale all'interno del castello, sebbene sia certa l'esistenza di una chiesa a Montarrenti. Dopo il 1317 le fonti pervenute non sono abbondanti e prevalentemente limitate a notizie sui pregiati marmi della vicina cava e ai passaggi di proprietà del castello. Risultava possessore del castello, nel XIV secolo, Giovanni Meschiati, appartenente alla famiglia Petroni che era proprietaria di altre vaste zone vicine, tra cui l'eremo di Santa Lucia (nei pressi di Rosia, oltre il ponte della Pia). Quindi la proprietà passò prima ai Dati (nel 1457) e poi ai Ghini. In documenti risalenti al 1720 rileviamo come il castello ed il villaggio fossero in rovina: le mura delle abitazioni erano crollate, le due torri dell'antico cassero erano occupate dagli ultimi abitanti e nella chiesa di Santa Maria non si officiava più. Oggi del castello restano i due imponenti torrioni del cassero costruiti in filaretto con particolari di assoluto pregio come finestre ad arco tondo, finestre gotiche, feritoie, porte gotiche (bellissima quella della torre cosidetta 'A', la più alta, sovrastata da uno stemma senese scolpito nella pietra) e romaniche. La torre più alta (definita 'A') era in origine merlata, probabilmente lo era anche la seconda ('B'). Oggi l'ultimo piano di entrambe è stato sotituito da un tetto a capanna. Permangono ruderi della particolare porta principale di accesso al borgo con annesso corpo di guardia, con il portale esterno orientato a sud-ovest e quello interno a est così da formare una 'L' addossata alle mura, ovvero un classico ingresso 'a mano destra'. Notevoli tratti della cinta muraria sono riscontrabili tutto attorno all'area del cassero. La sopracitata torre 'A', o 'Palatium', sorge nell'angolo nord-ovest del Cassero e fu costruita sfruttando una parte del muro di cinta al cui camminamento di ronda era collegata. Fino al XIV secolo il Palatium venne più volte modificato, rialzato e dotato di un coronamento merlato, poi successivamente, graduatamente, fu trasformato in edificio rurale. La torre 'B', la più più bassa, venne costruita, probabilmente alla fine del XII secolo, lungo il margine orientale del cassero, con un lato coincidente con l'antico muro di cinta. Anch'essa ha subito varie trasformazioni fino a divenire edificio abitativo. Sopra la porta di ingresso alla torre più alta vi è scolpito uno stemma. La Provincia di Siena ha recentemente recuperato le strutture del castello. Parte di queste sono state adibite a sede dell'Osservatorio astronomico provinciale, gestito dall'Unione Astrofili Senesi, e a sede della sezione senese del C.A.I. (Club Alpino Italiano) (http://www.astrofilisenesi.it/montarrenti/mont-visite.asp). Altri link per approfondire: http://www.provincia.siena.it/var/prov/storage/original/application/b8a5a800fc3e369782a0c5cbf395ea1e.pdf, http://archeologiamedievale.unisi.it/luoghi/MONT/index.html, https://www.youtube.com/watch?v=7JzJ-tEQPiI (video di Franco Ancilli), http://www.fototoscana.it/mostra-flash.asp?nomeflash=c004, https://www.youtube.com/watch?v=FCkofCrzksQ (video di riomorione)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Montarrenti, http://www.castellitoscani.com/italian/montarrenti.htm

Foto: la prima è presa da http://www.comune.sovicille.si.it/immagini/47/IMG_0787_big.jpg, la seconda è presa da https://www.notizie.it/castello-montarrenti-sovicille-provincia-siena/castellomontarrenti4/

martedì 15 maggio 2018

Il castello di martedì 15 maggio



SOVICILLE (SI) - Castello di Castiglion Balzetti

E' un castello immerso nella riserva naturale Alto Merse, situato a circa 4 km dalla tenuta del castello di Spannocchia. Chiamato anche "Castiglion che Dio sol sa" per la sua ubicazione selvaggia e isolata, viene citato per la prima volta negli statuti senesi del 1262, sotto il nome del suo primo proprietario, l'agostiniano Baldino Balzetti. Il castello era infatti sotto la giurisdizione senese, come riportato in una condanna ricevuta per non aver inviato fanti al servizio del comune. Da un altro documento del 1271 emerge però che Siena non inviava un proprio rettore al castello, riconoscendo così una certa autonomia politica e giurisdizionale ai signori locali. Già all'epoca questi dovevano essere i Saracini, potente famiglia senese che nel 1318 risultava comunque proprietaria della fortezza, di molte delle terre circostanti e di un mulino ubicato non lontano, sul fiume Merse. Sia da queste poche notizie sia dalla tipologia delle murature originarie superstiti si può desumere che l'edificazione del castello sia avvenuta in epoca relativamente tarda, in relazione a gli altri incastellamenti del territorio, cioè nel corso del '200. Durante il dominio dei Saracini il complesso si arricchì di coltivazioni e vigneti, ma alla fine dello stesso secolo subì invasioni e saccheggi, fino a cadere in rovina dopo la fine della Repubblica senese. Sul luogo sono presenti ruderi imponenti, il nucleo centrale della fortificazione è intatto anche grazie a recenti parziali restauri. Il castello è costituito da un grosso mastio rettangolare in pietra, con finestre ad arco romanico (per la maggior parte aperte sul fronte interno) e numerose aperture postume di varie forme riconducibili all'uso abitativo/agrario al quale il maniero fu convertito prima del suo abbandono, ed una bella scalinata esterna in pietra per accedere ai piani superiori. Sono riconoscibili anche due feritoie ai lati della postierla di accesso al piano terreno. Lungo il lato orientale all'antica costruzione del mastio ne è addossata un'altra più recente, che originariamente ospitava la chiesa, e una seconda con quelle che probabilmente erano le stalle. Una torre di dimensioni ridotte è posta all'angolo di sud-ovest, con all'interno il forno ed il pozzo. Gli edifici sono connessi da una cortina muraria che delimita il cortile, sul lato meridionale si apre la porta principale di accesso, oggi chiusa da un cancello in ferro, con il bell'arco a tutto sesto ed i beccatelli in pietra dell'apparato a sporgere integri. Esternamente, su tutto il fronte sud-ovest, sono ben identificabili i resti di una seconda cinta muraria sviluppata lungo la pendice del rilievo, probabilmente avente funzione di rivellino. A est altre possenti muraglie racchiudono un terrapieno rettangolare al quale si accede da una postierla, usato al tempo come piazza d'armi. Recenti restauri hanno salvato la parte centrale della fortezza. Altri link suggeriti: http://www.comune.sovicille.si.it/Main.aspx?ID=329, https://www.youtube.com/watch?v=Kz8Pmk_EISQ (video di riomorione), http://www.borgolozzi.it/leggi/castiglion.html, https://www.youtube.com/watch?v=iF0xbeFLRPc (video di Stefano Tolari)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castiglion_Balzetti, http://www.castellitoscani.com/italian/castiglion_che_dio_sol_sa.htm,

Foto: la prima è presa da http://www.comune.sovicille.si.it/immagini/85/IMG_0810_big.jpg, la seconda è presa da http://trek.ilovetrekking.com/castiglio-che-dio-sol-sa-e-i-mulini-medievali-della-val-di-merse-trek-623.xhtml

lunedì 14 maggio 2018

Il castello di lunedì 14 maggio



VILLA GUARDIA (CO) - Torre Rusca

Il Comune di Villa Guardia ha una storia relativamente breve: la sua data di nascita risale infatti al 15 aprile 1928 quando il Governo, nell’ambito della riorganizzazione dell'amministrazione statale, decretò l’accorpamento dei Comuni di Maccio e di Civello che, a loro volta, avevano inglobato nel corso del secolo XVIII, rispettivamente i Comuni di Brusata, Macciasca e Brugo. Decreto a parte, le origini dei due nuclei storici, oltre che delle frazioni minori, si perdono nel tempo, senza comunque una data di fondazione precisa. E’ solo con la guerra tra Como e Milano che si incontra una notizia che riguarda la zona, allorché nel 1260 Lotterio Rusca costruì a Civello un castello che divenne successivamente una base importante per la sua famiglia impegnata nella lotta per la supremazia nella città di Como. Il castello fu parzialmente distrutto nel 1527 dagli spagnoli. Oggi rimane solo la torre inserita in abitazioni del centro storico. Altre famiglie illustri hanno lasciato un’importante traccia della loro presenza a Villa Guardia: i Sebregondi alla Macciasca ed i Mugiasca, approdati in località Mosino fin dagli inizi del Quattrocento. A quest’ultima famiglia si deve la costruzione, nel 1813, di una splendida villa neoclassica, opera di Simone Cantoni (architetto, tra l’altro, artefice di Villa Olmo e del Liceo Classico Volta). La Torre, come detto, è l'unico resto del castello edificato dai Rusca, potente famiglia del luogo, nel XIII secolo. Il resto dell'edificio venne distrutto dagli spagnoli nel 1527, durante le lotte contro Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, ossia piccolo medico. Costruita in laterizi, il suo solido aspetto è interrotto soltanto da 3 monofore e feritoie su altrettanti livelli. Sugli angoli di ciascun lato il prospetto i laterizi sono disposti in modo da creare un profilo seghettato che, raggiunta la sommità della struttura, culmina in un merlo.

Fonti: http://www.comune.villaguardia.co.it/opencms/citta/conoscere-villaguardia/STORIA/, http://www.comune.villaguardia.co.it/opencms/citta/da-visitare/monumenti.html, http://www.mondimedievali.net/Castelli/Lombardia/como/provincia000.htm#villaguardia

Foto: la prima è di donaban su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/393602/view, la seconda è presa da http://www.villaguardiaviva.it/wp-content/uploads/2015/02/torre-rusca-neve-e1423158665345.jpg

sabato 12 maggio 2018

Il castello di domenica 13 maggio



BRACCIANO (RM) – Palazzo Patrizi in frazione Castel Giuliano

Castel Giuliano è una frazione della provincia di Roma. Si trova all'interno del territorio del comune di Bracciano, dal centro del quale dista 7,07 chilometri. Antica tenuta della Campagna romana che nel XVI sec. divenne di proprietà dei Patrizi Chigi Montoro con il titolo di marchesato per passare nel 1750 ai Patrizi Naro Montoro; confinava con le tenute di Valle Luterana, Sasso e Petrischie e con i territori di Bracciano, Manziana e Cerveteri, ed aveva una estensione di 1341 rubbia pari a ettari 2.414 circa. Il palazzo nacque su un antico insediamento romano. Durante il medioevo fu edificato un castello di proprietà della Famiglia Venturini, che successivamente passò nelle mani degli Orsini. Dal '500 il feudo fu di proprietà della famiglia Patrizi Naro Montoro, che restaurarono l'edificio trasformandolo in un palazzo signorile. I lavori di restauro si protrassero oltre il XVIII secolo, e coinvolsero fra gli altri l'architetto Sebastiano Cipriani. Durante questi restauri, le sale interne del palazzo furono interamente decorate con pitture ad affresco realizzate da Giuseppe Passeri. Il palazzo conserva oggi un giardino recentemente curato, dove si coltivano diverse varietà di rose. Il giardino si sviluppa all'interno dell'edificio e occupa una buona parte del parco, cambiando via via fisionomia, da giardino formale a giardino paesaggistico, accompagnando, dapprima, le strutture architettoniche e il rigore delle corti e dei sentieri regolari, per fondersi, successivamente, con la vegetazione spontanea della macchia mediterranea e convivere con i giochi di luce e ombre delle grandi alberature. Il palazzo apre al pubblico per due giorni nel mese di maggio, durante la festa delle rose. Altri link suggeriti: http://www.castelgiuliano.it/, https://luoghi.italianbotanicaltrips.com/palazzo-patrizi-castel-giuliano/, http://www.grandigiardini.it/giardini-scheda.php?id=62, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=744 (visita virtuale), https://it.dreamstime.com/stock-footage-parco-di-palazzo-patrizi-festival-delle-rose-video40802913, https://www.youtube.com/watch?v=UuLj313u_ws (video di Tv2000it)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Giuliano, https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Patrizi_(Bracciano)

Foto: la prima è presa da http://www.tesoridellazio.it/tesori/bracciano-rm-loc-castel-giuliano-castello-patrizi/, la seconda è di Ianniellos su https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Patrizi_(Bracciano)#/media/File:Palazzo_Patrizi(4).JP
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Il castello di sabato 12 maggio



CIANCIANA (AG) – Palazzo Joppolo

Nello spiazzo davanti alla Matrice è ubicata un’antica costruzione risalente ai tempi dei saraceni, che in origine era una torre di avvistamento e successivamente di osservazione delle terre dove erano le saline Chincana, delle quali si hanno notizie sin dal 1360 e fino al 1607. L’edificio occupa l’estremità ovest del corso Vittorio Emanuele in un pianoro a quota 400 mt. sul livello del mare, dove era il punto più alto dell’abitato all’epoca della sua costruzione, assumendo così una posizione di piccola fortezza e di dominio nei confronti dei feudi e dei territori che si allargano oltre il fiume Magazzolo. Nella sua globalità il Palazzo presenta i caratteri architettonici ermetici, tipici della torre, con il volume strombato, i cantonali in pietra squadrata e le aperture limitate, motivi questi ricorrenti nella casamatta. La sua struttura è simile a un blocco compatto squadrato e gli dà l’aspetto di un mastio che un tempo doveva ergersi maestoso al di sopra delle altre case, che allora erano terrane. La struttura muraria è costituita da blocchi di calcarenite dall’acceso colore giallo-rosso, tipico della pietra della zona di millaga, in parte squadrati e giustapposti ed in parte ad opus incertum. Interrompono la monotonia della uniformità del paramento murario alcune aperture sparse, originarie e non, per la maggior parte finestra ed in taluni casi finestroni con balconi costituiti da materiali tradizionali come ferro e marmo. La copertura è a tetto a due falde, con elementi portanti in legno e soprastante manto di coppi siciliani di tipo tradizionale. Nella parte più sotterranea rispetto al livello dello spiazzo, si trovavano delle celle utilizzate come prigioni e un sottopassaggio che portava, in caso di pericolo, ad ovest verso la valle. La torre divenne abitazione nel 1647 e prese il nome di Palazzo Joppolo, perché ristrutturato e finanziato da Ludovico Giuseppe Joppolo in modo da essere sede del Duca, dopo che gli fu accordato questo titolo nel 1659. Intorno alla metà dell’800 fu acquistato da Vincenzo Di Giovanni, padre di Gaetano che fu sindaco di Cianciana dal 1876 al 1884, e nonno del grande poeta dialettale Alessio, che nacque in questa casa-torre l’11 ottobre 1872. A questo periodo risale la terza elevazione fuori terra e lo si evince da una data segnata in un concio murario. L’unica concessione sul piano architettonico ed artistico viene data dal portale in pietra posto a contorno del portone principale d’ingresso sul largo Matrice, esso risulta costituito da stipiti squadrati con scanalature nella faccia principale, terminanti in basso con dadi su cui a bassorilievo sono iscritti due rombi concentrici ed in alto con arco Tudor, il cui profilo è costituito da due archi inflessi che si incontrano a cuspide al centro, con archivolto ornato da bassorilievi riproducenti motivi geometrici floreali con ghirlande penduli ai lati, sugli stipiti. Tale arco, piuttosto insolito nell’architettura siciliana, fa parte dello stile Tudor, presente nell’architettura del gotico inglese tra i sec. XV e XVII. Il nome Tudor deriva dall’omonima dinastia di origine gallese che regnò in Inghilterra dal 1485 al 1603, il cui fondatore fu Enrico VIII (che pose fine alla guerra fra le due rose). Lo stile Tudor coincide con l’ultimo periodo gotico inglese ed è caratterizzato dalla progressiva introduzione di elementi rinascimentali prevalentemente italiani. La presenza dell’arco Tudor a Cianciana è sicuramente frutto del contatto della cultura locale con la cultura d’oltremanica, dovuto alla presenza nel nostro territorio della compagnia inglese Morrison Seager & co. che gestiva le miniere estrattive in quel periodo a Cianciana. Sulla facciata, oltre all’arco Tudor, risalta una lapide posta nel 1972, nella ricorrenza della nascita del poeta Alessio Di Giovanni. Una scritta del periodo fascista, “Noi diciamo che solo Iddio può fermare la volontà fascista gli uomini e le cose mai. Mussolini”, non è più leggibile.

Fonti: http://www.cianciana.com/chiese-e-monumenti/palazzo-joppolo-casa-natale-di-alessio-di-giovanni/

Foto: la prima è di Alessandro Croce su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Palazzo_Joppolo_Cianciana.jpg, la seconda è presa da http://www.cianciana.com/wp-content/uploads/casa-alessio-di-giovanni.jpg

venerdì 11 maggio 2018

Il castello di venerdì 11 maggio





LUBRIANO (VT) - Castello di Seppie

Sorge su uno sperone tufaceo proteso nella valle dei Calanchi, a tre chilometri ad est della città. Il nome "Seppie" deriverebbe dal longobardo Saepis, termine usato per indicare una barriera muraria oppure una recinzione. L'origine del castello, risale al V-VI secolo d.C. Finite le vicende della guerra greco-gotica, venne ampliato in età longobarda, ma la grande ristrutturazione di Seppie avvenne nel 1074, per opera degli antenati dei Monadelschi. Il castello rimase per tutto il Medioevo in mano ai Monaldeschi della Cervara che qui trovarono spesso rifugio, nei periodi in cui venivano cacciati da Orvieto a causa delle lotte intestine di questa città per la presa del potere. Un documento orvietano del 1341 cita il Castello di Seppie "…tunc fuit bandita obsidio ad Seppiam. Et illi de Seppio tenebant ibi malandrinos, qui cpiebant cives comitatenses, et extrahebant dentes,incidebant auricola et faciebant eos redimere." Seppie, era dunque diventato un covo della prepotenza monaldesca, che da qui spesso tentava di riappropriarsi del potere nel comune orvietano. Nella metà del XV secolo, i Monaldeschi vendettero il castello a monsignor Angelo Geraldini di Amelia. Il nipote di costui, Antonio, nella biografia dello zio, descrive il castello di Seppie: "Eit quoque castellum Seppi, in aprico clivo prope Balneumregium et Lubrianum sito, quod principium dominii fuerat et sede nobilibus de Cerbaria Monaldensibus cognomitatis. Magna profecto eiusdem castelli fortuna, quod semper in celebre nobilium dominum iure esse debeat.". In seguito il castello passò alle suore del monastero di San Bernardino di Orvieto, che avevano in custodia la chiesa pievana del castello dedicata ai SS. Valeriano e Cecilia. Nel XVII secolo il castello ritornò ai Monaldeschi dell'Aquila, per poi passare ai Bourbon del Monte e dunque ai Boncompagni-Ludovisi. Subì ingenti danni con il terremoto del 1695, in seguito al quale l'edificio venne adattato ad abitazione per i contadini. Attualmente restaurato, è di proprietà privata essendo stato adibito a miniappartamenti per vacanze. Altri link utili: https://www.youtube.com/watch?v=T8k-L5usaPk (video di 83tizio).

Fonti: http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Lubriano/Castello_di_Seppie

Foto: la prima è di Tiziano83 su http://rete.comuni-italiani.it/wiki/File:Lubriano_-_Castello_di_Seppie_-_Veduta_panoramica.jpg, la seconda è di tiziano83 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/235773

giovedì 10 maggio 2018

Il castello di giovedì 10 maggio



VIBONATI (SA) – Torre spagnola in frazione Villammare

La prima menzione del borgo risale al 1415, quando fu concesso a Masello Conte di Ravello. Nel 1603 Carlo Caracciolo ne fece vendita a Diego Simone, da cui passò a Francesco Pertinet, e Fabio di Bologna e a Francesco Galuppo. Al termine del periodo feudale era possesso di Teresa Caracciolo, principessa di Policastro. Vibonati è stato al centro dei sanguinosi moti cilentani del 1848 e, il 3 settembre 1860, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide posta sulla facciata del palazzo De Nicolelis. Questo borgo ha sempre assunto un ruolo molto importante nel Golfo di Policastro in quanto fino all'immediato dopoguerra è stato sede del Real Ufficio del Registro, della Pretura e delle Carceri. Successivamente, con l'emigrazione di molti vibonatesi, questa importanza si è andata via via riducendosi. Dal punto di vista artistico, Vibonati è denominato "il paese dei portali" per la grande quantità di portali, appunto, che si rincorrono tra le viuzze (ruve) del borgo. Di estremo valore artistico sono, inoltre, le Chiese in cui si osservano dipinti del XII e del XIII secolo. Le più importanti sono senza dubbio la Chiesa di Sant'Antonio abate, santo patrono, e la Chiesa della Santissima Annunziata, da poco restaurata. Delle mura che un tempo cingevano Vibonati non ci sono tracce se non per un torrino che si può ammirare in Piazza Nicotera, e che ora è annesso alla Chiesa della Santissima Trinità. A Villammare – una frazione di Vibonati – vi è una Torre vicereale, costruita verso la fine del ‘500, detta anche Torre della Petrosa, conservata in ottimo stato. Essa prende il nome dalla medesima località dove essa è posta. La Torre della Petrosa è una delle numerose Torri cavallare e di avvistamento, marittime e costiere, costruite durante il Viceregno spagnolo nel Regno di Napoli, per difendere le popolazioni locali dalle frequenti incursioni saracene. Questa, in particolare, fu innalzata a seguito di numerosi di pirateria turca e berbera, di Saraceni, che spinsero il viceré spagnolo di Napoli don Pedro di Toledo ad emanare, nel 1532, un'ordinanza atta a potenziare le guarnizioni marittime del Regno, di cui il Cilento faceva parte. Tale ordinanza fu eseguita dal viceré don Pedro de Ribera esattamente nel 1563. La Torre della Petrosa, figura tra quelle segnate nella carta geografica “Principato Citra” di Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590-1594. La torre “Petrosa” è una struttura dalla forma quadrata alla cui custodia era preposto il cosidetto “torriere”, e relativo personale ausiliare, costituito dai “guardiani”, gli “armigeri”, i “rematori”. Ebbe come primo torriere Carlo Pugliese nel 1598. Cessato il pericolo turco, essa funse da cordone sanitario per scongiurare l'epidemia di peste del 1656. Nel secolo successivo, invece, ebbe il ruolo di nascondiglio di armi e di cospiratori cilentani coinvolti nei moti del 1828. Durante la seconda guerra mondiale, servì da appostamento per soldati italiani e tedeschi e tra 1950 e 1960 fu infine acquistata da un privato.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vibonati, https://saprirovinata.wordpress.com/2016/12/02/le-torri-vicereali-spagnole-lungo-il-litorale-saprese/, https://www.infocilento.it/notizie/Villammare-origini-e-storia-della-torre-Petrosa_25862.html,

Foto: la prima è di alleferrari su http://mapio.net/pic/p-46475913/, la seconda è presa da https://saprirovinata.wordpress.com/2016/12/02/le-torri-vicereali-spagnole-lungo-il-litorale-saprese/

Il castello di mercoledì 9 maggio



VARANO DE’ MELEGARI (PR) – Castello in frazione Vianino

Agli inizi dell'XI secolo il borgo apparteneva a Ildegarda, moglie del longobardo Odone; nel 1028 la nobildonna vendette tutte le sue terre, tra cui rientravano anche il paese di Viazzano e il castello di Roccalanzona, al rettore della chiesa di San Pietro di Paderna, che a sua volta nel 1043 le donò al monastero di San Savino di Piacenza, sotto la diretta autorità del vescovo. Nel 1188 Vianino passò sotto la gestione del Comune di Piacenza, ma già nel 1209 fu assegnato alla famiglia Scarpa. Nel 1382 il signore di Milano Gian Galeazzo Visconti concesse in feudo Vianino e Specchio al marchese Galvano Pallavicino. Nel 1428 il duca di Milano Filippo Maria Visconti inviò le sue truppe, guidate dal capitano di ventura Niccolò Piccinino, contro Manfredo Pallavicino, assaltandone il castello di Pellegrino; il marchese fu arrestato e costretto sotto tortura a confessare di aver congiurato contro il duca, che lo condannò a morte e confiscò tutti i suoi beni; Vianino fu allora assegnato con Pellegrino al Piccinino, ma nel 1447 gli abitanti del piccolo borgo si ribellarono e uccisero il suo terzo figlio Angelo. Il feudo fu quindi riassorbito dalla Camera ducale di Milano. Nel 1481 il duca Gian Galeazzo Maria Sforza assegnò Vianino al marchese Pallavicino Pallavicini, i cui eredi mantennero il possesso del feudo fino al 1579, quando alla morte del marchese Gerolamo Pallavicino il territorio fu assorbito dalla Camera ducale di Parma. Nel 1592 il duca di Parma Alessandro Farnese assegnò Vianino ai marchesi Facchinetti, bolognesi, ai quali seguirono nel 1647 i marchesi Dalla Rosa Prati e nel 1752 i Fogliani Sforza. Nel 1805 i decreti napoleonici abolirono i diritti feudali e il borgo divenne frazione del comune di Pellegrino Parmense; nel 1870 i confini amministrativi furono modificati e il paese fu assorbito dal comune di Varano de' Melegari. Il 9 luglio del 1944, durante le lotte partigiane della seconda guerra mondiale, l'antico paese fu dato alle fiamme e gli abitanti furono costretti ad abbandonarlo per alcuni giorni, prima di potervi rientrare. Dell'antico castello, rimaneggiato e frazionato più volte, oggi rimane soltanto una torre angolare a pianta circolare, posta a strapiombo sul margine del piccolo centro abitato, acquistata da privati. La minuta struttura, dalle tipiche forme delle architetture militari piacentine, tra cui in particolare il vicino castello di Varsi, è interamente rivestita in pietra e coperta con un tetto in lastre d'ardesia; sono pochissime le aperture, tutte rivolte verso il borgo, a dimostrazione del carattere pressoché difensivo dell'edificio; la porta d'accesso ad arco ribassato è raggiungibile attraverso una scaletta.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vianino, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Vianino, https://caiparma.it/scn/schede/castello-di-vianino/

Foto: la prima è presa da http://www.dodecapoli.com/pagine/castelli_pagine/t-u-v-z/vianino.htm, la seconda è presa da https://comepiaceavoi.wordpress.com/2017/05/20/vianino-piccolo-ma-al-quale-non-manca-nulla/

martedì 8 maggio 2018

Il castello di martedì 8 maggio




SALVE (LE) - Castello in frazione Ruggiano

Foto: entrambe di Serafino su http://www.salveweb.it/ruggiano.htm

lunedì 7 maggio 2018

Il castello di lunedì 7 maggio







MASIO (AL) - Torre

La prima localizzazione di cui si ha notizia risale ad una carta del 1292 conservata in una raccolta della Biblioteca Nazionale di Torino. L'importanza del Comune nelle varie epoche è evidenziata da una ricca serie di avvenimenti di notevole rilevanza storica già negli anni a ridosso dell'anno mille, di cui si può indicare la seguente cronologia:
- nel 907, secondo un'antichissima tradizione locale, attraversò il Tanaro a Masio il corteo di monaci che traslò le reliquie di San Dalmazzo da Borgo San Dalmazzo a Quargnento. Nella parrocchia di S. Maria e S. Dalmazzo ancora oggi è conservata una reliquia del Santo.
- nel 980 venne infeudato dal Vescovo di Asti ai Visconti di Asti;
- nel 1190, i Consoli di Masio, che già era organizzato in Comune, conclusero un accordo con Alessandria e Asti concedendo esenzioni dal pedaggio ed aiuti di guerra ad entrambi; in cambio ottennero esenzioni da qualsiasi pedaggio per gli uomini di Masio che diventarono di diritto cittadini dei due Comuni maggiori;
- nel 1204 venne concordata una tregua tra Milano e Piacenza da una parte e Asti ed il Marchese del Monferrato dall'altra;
- nel 1218 i Lanerio e gli Orando di Quattordio cedettero ad Asti parte della loro giurisdizione su Masio;
- nel 1223 nella chiesa di S. Maria venne firmata la pace tra Alessandria, Asti e Alba, pace presto rotta per quanto riguarda l'applicazione del trattato circa Masio e le terre dell'Acquisana;
- nel 1227 venne diviso tra Alessandria e Asti e fu imposto il divieto di costruzione di fortificazioni sul suo territorio;
- nel 1357 i Guttuari acquistarono la signoria dai Lanerio;
- nel 1372, in occasione dell'approvazione degli Statuti, la signoria apparteneva ai Visconti;
- nel 1428 Masio fu infeudata ai Valperga che ottennero successivamente l'investitura degli Sforza;
- nel 1451 Francesco Sforza concedette Redabue agli Scarampi;
- nel 1605 Filippo III Re di Spagna investì Francesco Valperga;
- nel 1650, venne raso al suolo dai francesi e al termine della guerra dei trent'anni il Governatore di Milano, in nome di Carlo II Re di Spagna, reintegrò nel feudo i Valperga;
- nel 1674 i due ultimi Valperga cedettero metà del feudo ad Annibale Civalieri e metà a Carlo Olivasso.

Nei secoli successivi, con la fine dell'epoca feudale, nascono le piccole e medie proprietà terriere delle famiglie nobili (Marchese di Masio, Conti Baiveri). Ha origini masiesi la famiglia Rattazzi che ha avuto in Urbano il suo massimo esponente. Grazie all'attività politica di quest'ultimo, nella residenza estiva dei Rattazzi, Villa Marina, avvenne uno storico e decisivo incontro con Camillo Benso, conte di Cavour che diede vita al famoso "connubio" che portò l'uomo politico di Masio e Cavour alla guida dei governi decisivi per l'Unità d'Italia. A Masio sono state conservate la torre medievale, il simbolo del paese che ne rende inconfondibile la fisionomia, e parte delle mura che circondarono il paese. Alta circa 27 metri, insieme ad alcuni pezzi degli imponenti bastioni che restano, la torre faceva parte di una vasta opera di fortificazione esistente nel tredicesimo secolo (i nomi degli edifici di un tempo sono rimasti nella toponomastica del paese: Castello, Rocca, Spalto e Fontane). Presenta una struttura a pianta quadrata in laterizio ed è consunta nella parte terminale. Nel 2013, a seguito del completamento di restauri interni, è stato inaugurato il Museo La Torre e il Fiume (http://www.latorreeilfiume.it/) dedicato alla storia delle torri, da strumento di difesa ad elemento caratteristico del paesaggio. Lungo i sette piani della Torre sono illustrate le entiche tecniche di costruzione utilizzate in epoca medievale, l'evoluzione delle tipologie architettoniche, i sistemi di difesa e di assedio. Man mano che si sale si arriva qll'epoca contemporanea, quando le torri perdono il loro utilizzo a protezione del territorio e diventano un elemento caratterizzante del paesaggio, che a Masio si identifica con le colline ed il fiume Tanaro (l'ultimo piano è dedicato alle attività sul fiume). Il percorso conduce alla sommità esterna della torre da cui si gode un panorama mozzasiato sulla pianura del Tanaro e il Monferrato. Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=ELMNluJrA24 (video di Francesco Petroli), https://www.youtube.com/watch?v=MY069J8ZgKw (video di Roby Allario)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Masio, http://www.castelliaperti.it/it/news/item/visita-al-museo-la-torre-e-il-fiume-di-masio.html, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è di Artist46 su https://it.wikipedia.org/wiki/Masio#/media/File:Torre_Masio.jpg, la seconda è presa da http://www.provincia.alessandria.gov.it/sentieri/index.php?whattodo=sentieri&file=singola&id=187

sabato 5 maggio 2018

Il castello di domenica 6 maggio



ANDORA (SV) – Castello dei Marchesi di Clavesana

Il nome della città sarebbe legato ad una tradizione popolare, un racconto che narra la triste storia di Andalora. La leggenda vuole che il principe saraceno Al Kadir, durante una razzia lungo le coste liguri, vide la bella Andalora (che significa landa d'oro) e la volle rapire, legandola all'albero maestro della propria nave. Il promesso sposo di lei, Stefanello, la raggiunse nottetempo, mentre la nave era ormeggiata presso Capo Mele, ma nel vano tentativo di liberarla venne scoperto e ucciso. Andalora, per il dolore, e per non restare in mano dei Saraceni, si gettò in mare. Il sacrificio dei due giovani, sempre secondo la leggenda, spinse il principe Al Kadir a convertirsi alla fede cristiana. Da allora i due paesi limitrofi di Andora e Stellanello portano questi nomi in memoria dei due giovani. Il castello, situato su una collina a sinistra della valle del torrente Mèrula, è considerato, assieme all'attigua chiesa romanica dei Santi Giacomo e Filippo, il sito storico monumentale tra i più importanti del ponente ligure. Storicamente è denominato Paraxo (Paraxu) e fu sede del primo insediamento abitativo andorese. Dell'antico complesso duecentesco rimangono ad oggi soltanto i ruderi delle mura e delle torri difensive tra la vegetazione. L'intero complesso della chiesa e del castello, distante dal centro abitato di Andora all'incirca due chilometri, è ben visibile dal viadotto sul Mèrula dell'autostrada A10 Genova-Ventimiglia. Secondo le fonti storiche fu proprio in quest'area che nell'alto medioevo si rifugiarono e insediarono i primi abitanti di Andora e la sua importanza accrebbe notevolmente tanto da divenire nel XII secolo edificio caposaldo, nonché residenza, dei marchesi di Clavesana. Il castello fu quindi venduto dai marchesi nel 1252 alla Repubblica di Genova che promosse il territorio a sede di podesteria, dipendente dal vicariato di Porto Maurizio, e dando vita ad un nuovo impulso economico e sociale per tutto il XIII e XIV secolo. Dopo l'acquisto dei Genovesi, l’edificio venne trasformato e ampliato per diventare la dimora del locale podestà. Fu nel corso del Quattrocento che il territorio e il castello andorese patì devastazione e danneggiamenti per la discesa in Liguria delle truppe dei Visconti, al comando del capitano Niccolò Piccinino, negli anni della dedizione della repubblica genovese verso il Ducato di Milano. La zona subì un iniziale spopolamento a partire dal XV e XVI secolo, ossia quando l'impaludamento della foce del torrente Mèrula portò gli abitanti ad una migrazione nei borghi e villaggi vicini, in particolare verso la zona di Laigueglia. Nonostante il trasferimento, nel 1676, dello stesso podestà locale a Laigueglia, secondo le testimonianze storiche proprio per le cattive condizioni paludose del "Paraxo", il castello mantenne tuttavia piene funzioni amministrative fino alla Rivoluzione Francese. Vi è una leggenda legata alla circostanza in cui il castello dei Clavesana ad Andora venne preso d’assedio dai genovesi. La stretta durò settimane, ma prima di cedere alle brame di conquista nemiche, ormai impossibilitati a reggere oltre, gli abitanti del maniero decisero di impedire loro di appropriarsi almeno delle ricchezze conservate nel tesoro ed iniziarono a raccogliere tutto l’oro presente fondendolo in forma di maialino. Il prezioso artefatto venne sepolto in un’area del castello considerata sicura dove si troverebbe ancora oggi. Altri link suggeriti: scheda di Stefano Favero su http://www.mondimedievali.net/Castelli/liguria/savona/andora.htm, http://www.ivg.it/2013/06/recupero-castello-di-andora/, http://www.mariovassallo.it/borgo-castello---il-borgo.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Andora, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Andora, http://www.ivg.it/2017/07/un-tesoro-sepolto-nel-castello-andora-misteri-liguria-luca-valentini-larchetto/

Foto: la prima è di Alessandro Vecchi su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Andora#/media/File:Andora_castello.jpg, la seconda è presa da http://www.savonanews.it/2017/03/31/leggi-notizia/argomenti/eventi-spettacoli/articolo/in-borgata-castello-di-andora-torna-lo-spettacolo-itinerante-la-passione-di-cristo.html

Il castello di sabato 5 maggio



RACINES (BZ) – Castel Mareta (o Castel Wolfsthurn)

E’ un castello in stile barocco situato su di una collina sopra Mareta (Mareit), una località della frazione altoatesina di Racines. Le origini del castello sono oscure. Dopo il 1200 al posto del castello si trovava una torre difensiva, che i Conti del Tirolo acquisirono nel 1242 e diedero a Rudolfus Lupus come feudo. Da Lupus-Wolf deriva anche il nome del castello, infatti Wolf in tedesco significa "lupo". Nel 1574 la proprietà passò alla famiglia Grebmer e circa 200 anni dopo alla famiglia Sternbach di Brunico, alla quale il castello appartiene ancora oggi. Tra il 1727 e il 1741 Franz Andreas von Sternbach ha trasformato il castello nell'unico in stile barocco dell'intero Tirolo. A partire dal 1996 al primo piano del castello è situato il Museo Provinciale della Caccia e della Pesca (Südtiroler Landesmuseum für Jagd und Fischerei). La mostra del museo pone l'accento sugli aspetti storico-culturali e sull'arte popolare. Fornisce informazioni storiche e culturali sulla selvaggina, l'attività venatoria e la pesca. Il castello è collegato al paese attraverso il sentiero “Bosco e acqua”, una passeggiata di un chilometro. Le camere del secondo piano sono dedicate alla storia del castello stesso. Le sfarzose camere sono mantenute nello stato originale. L'ambiente rispecchia l'atmosfera barocca della nobiltà del XVIII e XIX secolo. Il castello è aperto al pubblico, visite guidate su prenotazione. L’edificio è un imponente esempio di architettura barocca ed è testimonianza dell'entusiasmo di un tempo per i riferimenti numerici: Wolfsthurn ha infatti 365 finestre, 52 porte, 12 camini e quattro portali che fanno riferimento ai giorni, alle settimane, ai mesi ed alle stagioni nel corso dell'anno. Il castello ha un sito web ufficiale: http://www.wolfsthurn.it/it/default.asp. Altri link suggeriti: https://www.dolomiti.it/it/luoghi-da-visitare/castelli-e-fortezze/caste-lwolfsthurn/, https://www.youtube.com/watch?v=L4Fklnvxsu8 (video di bramans888)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Wolfsthurn, http://www.wolfsthurn.it/it/castello.asp

Foto: la prima è presa da http://www.zum-engel.it/it/fortezze-castelli-vacanze-culturali.asp, la seconda è di Piergiuliano Chesi su https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Wolfsthurn#/media/File:Ridnauntal_3.JPG

venerdì 4 maggio 2018

Il castello di venerdì 4 maggio



CASALVECCHIO DI PUGLIA (FG) – Torre dei Briganti e “Casone della Sgurgola”

Il borgo è stato fondato da alcuni profughi greco-albanesi, che per sfuggire all'invasione dei Balcani da parte dei turchi si riversarono in massa nel territorio dauno; questi inizialmente si insediarono a circa tre chilometri da Casalvecchio, nel comune oggi noto come Castelnuovo della Daunia e qui vi fecero dimora tra il 1468 e il 1476 circa, ma la coabitazione non fu facile sin dall'inizio, considerata anche l'indole spesso tenace e ribelle del popolo albanese, infatti le differenze, i continui episodi di insofferenza, la difficile coesistenza di questi profughi con la comunità di Castelnuovo si protrasse sin oltre i primi decenni del Cinquecento, quando i greco-albanesi abbandonarono le loro prime abitazione per popolare il vicino casale che da esso dipendeva, come riportato dagli antichi documenti e denominato fino ad allora come Sanctus Petrus de Castelluccio, ma diventato poi Casalvecchio di Puglia. I suoi abitanti sono arbëreshë, e pur avendo perso il rito bizantino mantengono alquanto vivacemente la lingua arbëreshë e le tradizioni dei padri greco-albanesi. Interessanti da un punto di vista artistico e architettonico sono alcuni edifici di epoca medievale come "La torre dei briganti", situata nei pressi del cimitero, e il "Casone della Sgurgola", un torrione a pianta quadrata che sorge sulla strada provinciale che unisce Casalnuovo a Torremaggiore. Le scarse informazioni a noi pervenute, creano una maggiore aurea di mistero intorno alla Torre dei Briganti. Secondo alcuni studiosi essa sarebbe stata già eretta nel XI secolo per inviare segnali da Dragonara e Fiorentino; secondo altri storici, essa risalirebbe al XV secolo ed era principalmente atta a vigilare le possibili incursioni saracene. La piana del Tavoliere, le coste del Gargano oltre alle città circostanti, possono essere facilmente avvistate dalla torre. Quello che oggi rimane della torre è l’impianto cilindrico con mura in pietra molto spesse e con il tetto diroccato. E’ chiamata “dei briganti” perché vi trovarono rifugio, in epoca recente, proprio i briganti.

Fonti: http://www.comune.casalvecchiodipuglia.fg.it/web/guest/la-storia, https://www.viaggiareinpuglia.it/at/2/castellotorre/5633/it/Torre-dei-Briganti-Casalvecchio-di-Puglia-(Foggia), scheda di Alberto Gentile su https://www.mondimedievali.net/castelli/Puglia/foggia/casalvecchio.htm, http://web.tiscali.it/casalvecchio_arberia/Storia.htm

Foto: entrambe relative alla Torre dei Briganti, sono di Pasquale Calzone su https://mapio.net/a/87854490/, non ho invece trovato sul web alcuna foto per il “Casone della Sgurgola”

giovedì 3 maggio 2018

Il castello di giovedì 3 maggio




MONTALTO DELLE MARCHE (AP) - Torrione in frazione Porchia

Il territorio di Porchia è abitato fin dall’antichità, esistendo testimonianza della presenza di necropoli sia picene sia romane. La fondazione vera e propria risale però al IV secolo, durante le invasioni barbariche. Il borgo, che sorge su uno sperone calanchivo a Nord-Est di Montalto delle Marche, prese il nome di Porcia. A nord, ovest e sud, pareti alte e dirupate rendono il luogo praticamente inaccessibile, ma ad est, dove sbocca l’unica possibile via d’accesso al paese, i fondatori longobardi (sec. VIII – IX) dovettero realizzare possenti opere di difesa per assicurarsi tranquillità e prevenire ogni pericolo. Anche i monaci farfensi, che nel 1039 ricevettero Porchia in dono da Longino D’Azzone, dovettero realizzare possenti opere di difesa. Nel 1291 il papa ascolano Niccolò IV attribuì al castello la prima forma di autonomia, ammettendolo all’elezione del podestà. Di lì a poco Porchia entrò a far parte dei castelli di Ascoli, come baluardo nordorientale della città. Ascoli offrì a sua volta aiuto militare al castello (1319-1321). Di questo status la frazione reca tuttora traccia, con la partecipazione della sua rappresentanza alla Quintana di Ascoli Piceno. Nel 1377, il più spavaldo, valoroso ma anche crudele dei signori ghibellini, Boffo da Massa, realizzò una piccola signoria al confine tra gli stati di Fermo e di Ascoli Piceno costituita da Carassai, Castignano, Cossignano e Porchia. Nel 1380 Antonio di Acquaviva della famiglia dei duchi di Atri, fece prigioniero Guarniero, figlio di Boffo e lo rinchiuse nel carcere di Santa Vittoria. Lo tenne in ostaggio a lungo e minacciò di ucciderlo se il padre non gli avesse consegnato i castelli di Porchia e Cossignano. Il 4 settembre 1387 Boffo da Massa venne ucciso a Carassai. Cossignano, il giorno dopo la morte del Tiranno e Porchia, il giorno successivo si confederarono, con Fermo. Pur soggetta al comune di Ascoli, tuttavia, Porchia appartenne alla diocesi di Fermo, nella quale restò fino al 1571, quando venne aggregata alla diocesi di Ripatransone; nel 1586 poi il montaltese papa Peretti, Sisto V, elevando a sede vescovile la sua città, ne ricavò il territorio appunto dalla diocesi ripana, scorporandone anche Porchia (14 novembre). Il primo vescovo di Montalto, Paolo Emilio Giovannini, fu nativo del castello, e i fornaciai porchiesi fornirono i mattoni per la costruzione della nuova cattedrale. Il comune di Porchia cessò di esistere nel 1861, sopraggiunta l’Unità d’Italia, allorché un decreto piemontese lo accorpò definitivamente a Montalto delle Marche. Il torrione che dominava lo spiazzo dove sboccava l’unica via naturale d’accesso a Porchia e proteggeva la porta principale del paese fu ricostruito ex-novo come si desume dal fatto che le bocche del fuoco, le quali si aprono al centro dei vari fianchi del torrione, una per fianco, nel punto d’attacco della scarpata, sono organismi originali e non inserti posticci. La tessitura della cortina muraria che circonda quei forti, infatti, è regolare e non presenta lacerazioni di sorta. Tra la fine del sec. XIV e tutto il secolo successivo, l’uso di nuovi tipi di armi determinò il bisogno di intervenire sugli organismi fortificati esistenti allo scopo di apprestarli per e contro i nuovi mezzi bellici. E’ significativo il fatto che, nel 1398, il fermano Matteo di Matteo rifece quasi completamente il castello di Monte Varmine, che si trova a breve distanza da Porchia e presenta una cortina in laterizi e sistemi difensivi molto simili a quelli del recinto murato di Porchia. Che il sistema difensivo di Porchia fu rinnovato completamente fra il sec. XIV e XV può affermarsi con quasi assoluta certezza. Con tutte quelle alzate in quel periodo nella regione marchigiana, la cortina in laterizi ha un notevole spessore e presenta un’alta scarpata per far rimbalzare i proiettili delle artiglierie. Inoltre, nel punto più vulnerabile (est) è dotata di un torrione poligonale con beccatelli e merli ghibellini, che fuoriesce dalla stessa cortina ed è rinforzato da possente scarpata. Persino i magistrati del libero comune, che ricevettero Porchia a partire dalla metà del sec. XIII si comportarono allo stesso modo dei fondatori longobardi e dei monaci farfensi. L’autore della guida pratica nel 1899 asseriva che: ‘Le mura castellane del 1200 circa serravano ancora maestosamente e a larga cinta tutto il piccolo paese, comprovante così la sua antica ampiezza’. L’autore della scheda di Montalto nel 1936 rilevava solamente che a Porchia esistevano mura di cinta frammentarie con torrione poligonale con scarpata, beccatelli, merli ghibellini, difesa piombante del sec. XIV-XV. Le mura hanno subito notevoli danni a seguito di diversi terremoti (nel 1703, nel 1916 e nel 1943), l'ultimo dei quali, in particolare provocò il crollo dei merli ghibellini del Torrione. Durante i lavori di restauro avviati per risistemare il monumento fu trovata una foto attestante l’ancor buono stato di conservazione della parte terminale del Torrione fino a tutti gli anni trenta; infatti era ben visibile un motto fascista iscritto sulla parete della casa a sinistra del torrione. L'attuale struttura di forma pentagonale, difesa da una possente scarpatura alla base che aveva lo scopo di assorbire e deviare i colpi delle bombarde, è coronata da merli di fattura ghibellina costruiti sopra una fila di beccatelli dove i difensori potevano, al riparo, operare e contrattaccare. Di origine trecentesca, è stata aggiornata nel Quattrocento munendola, oltre che della massiccia scarpatura, anche di diverse bombardiere e feritoie. Avente funzione di torre di comando, organizzava dall’alto le difese del borgo. Il lato rivolto verso l’interno è privo di copertura muraria. Molto scenografico nella sua collocazione, un tempo era circondato da altri edifici ora demoliti, che andavano a comporre le difese della parte alta del paese. Piuttosto ben tenuto, e sede dell’orologio cittadino, il torrione è visitabile tramite delle ripide scalinate in legno che salgono fino alla piattaforma superiore. Altri link suggeriti: http://lnx.montaltomarche.it/montalto2/Presida/Porchia/Virgili/crono.php, https://www.youtube.com/watch?v=CSPTNuZNMXo (video di Luigi Manfredi)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Porchia, http://www.terredelpiceno.it/monumenti/torrione-di-porchia-montalto-delle-marche/, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-porchia-montalto-delle-marche-ap-2/

Foto: entrambe sono prese da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-porchia-montalto-delle-marche-ap-2/