mercoledì 17 gennaio 2018

Il castello di mercoledì 17 gennaio





MORRO D'ALBA (AN) - Castello

La sua esistenza storica è accertata intorno all'anno Mille, quando compare come "Curtis" in un atto imperiale di Federico I. Ma le sue campagne, le zone dell'attuale territorio comunale, risultavano già abitate in epoca romana. Ad attestarlo è un medaglione aureo che riporta la scritta ricostruita "Theodoricus pius princeps invictus semper", rinvenuto in una tomba a Sant'Amico, nelle vicinanze del paese e oggi conservato presso il Museo delle Terme di Roma. Il toponimo sembra ricordare la "mora" o cippo di confine sull'"alba" o colle, che segnava la separazione tra i comitati medievali di Jesi e di Senigallia. Compare invece come "Castrum" in un altro atto del 1213, quando Senigallia fu costretta a cedere Morro d'Alba al vicino comune di Jesi. Entrò così a far parte del contado della Respublica Aesina, e ne seguì tutte le sorti storiche. Nel 1326, Morro d'Alba venne assediata dalle milizie di Fabriano, e nel 1365 le mura dovettero essere ricostruite, forse a causa dei danni subiti da una incursione dei banditi della "Compagnia Maledicta" di FraMoriale. Nel 1481 subì diverse incursioni degli Anconetani. Soltanto nel 1808, con il Regno Napoleonico, fu definitivamente sottratta al comune di Jesi; è poi nel 1860, con l'unità d'Italia, che Morro d'Alba entrè a far parte della provincia di Ancona. La cinta muraria di Morro d'Alba, di andamento irregolarmente pentagonale con sei bastioni, è il risultato di una serie di diverse ristrutturazioni databili tra il XIII e il XV secolo ed è tuttora in buono stato conservativo. Nella seconda metà del Cinquecento, ma anche con casi precedenti, le autorità autorizzarono la costruzione di abitazioni sopra le mura, dando così origine alla cosiddetta "Scarpa", esempio unico in Italia di camminamento di ronda completamente coperto, fiancheggiato da arcate, che corre lungo tutto lo sviluppo della cinta fortificata. Il vecchio borgo era difeso da pezzi di artiglieria del XIV XV secolo, tra cui una possente bombarda oggi conservata nel Museo Storico Nazionale di Artiglieria di Torino. Subito dopo l'Unità d'Italia, una Commissione militare Archeologica venne a prelevare il prezioso cimelio e, come risarcimento, il Comune ricevette dal Re Vittorio Emanuele II il "Compiano", altro bellissimo pezzo di artiglieria da montagna ora conservato nei locali del Museo "Utensilia". Nel corso dei secoli gli abitanti del paese hanno scavato un complesso labirinto di grotte, collegate tra loro da gallerie, che costituiscono una sorta di seconda città sotterranea. La fitta rete di cunicoli e androni che si dirama sotto questo centro murato, raggiunge notevoli profondità e delinea, in alcuni casi, una qualità costruttiva superiore agli edifici soprastanti per la concatenazione di stanze con volte a botte e scalinate. Il livello di grotte appena al di sotto del piano della Scarpa risale al Seicento, quando ormai le mura avevano perso il carattere difensivo del passato, ed è composto da una serie di stanze collegate tra loro ma discordi nella forma e nell'architettura. Gli ambienti presentano tipologie murarie disomogenee, coperture con solai di travi di legno alternate a grotte con ampie volte a botte cilindrica o ribassata, e la presenza di numerose nicchie e pozzi d'acqua. Questi locali lasciano filtrare luce e aria da piccole finestre che si affacciano lungo tutto il perimetro della cerchia muraria e che vennero probabilmente aperte per garantire la ventilazione degli ambienti. Il secondo nucleo di sotterranei, quello ancor più in profondità, ha probabilmente la sua genesi all'epoca dell'edificazione dell'antico nucleo fortificato, e presenta una struttura molto più omogenea. Sono ambienti completamente autonomi che non hanno alcuna affinità con le grotte soprastanti, seguono direzioni e strutture indipendenti e si trovano generalmente sotto l'attuale piano stradale. Piccole gallerie di altezza e larghezza costante che procedono diritti e si intersecano tra loro in maniera cruciforme. Questi passaggi sotterranei, scavati nell'arenaria, sono rivestiti in laterizio, con volte a botte di mattoni posti in foglio e piccoli cornicioni creati da laterizi sporgenti. Nell'intersezione dei bràcci danno luogo a volte a vela o a crociera e a piccole cupole, mentre le estremità dei bracci che compongono i cunicoli, sono chiuse con mattoni verticali posti in foglio che creano una piccola curvatura di chiusura. Le grotte erano utilizzate in passato soprattutto per la conservazione dei cibi, ma all'occorrenza potevano servire come estremo rifugio dalle incursioni nemiche. Alcuni di questi sotterranei sono tutt'oggi visitabili all'interno del Museo o su concessione dei proprietari. Altri link suggeriti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-morro-dalba-an/ (con diverse notizie e foto), http://www.promorro.it/index.php?option=com_content&view=article&id=53&Itemid=62, http://www.italialuoghisconosciuti.info/Luoghi-sconosciuti-in-Italia/il-castello-di-morro-dalba (varie foto), https://www.youtube.com/watch?v=vdh6QpandcI (video di camptv radiomagda)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Morro_d%27Alba, http://www.comune.morrodalba.an.it/index.php?option=com_content&view=article&id=28&Itemid=243, http://www.avventuramarche.it/dettaglio_scheda.asp?id_scheda=286.

Foto: la prima è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-morro-dalba-an/, la seconda è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/01_ancona/00036/index.htm

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